Salerno

Era il 19 giugno 2011, novantaduesimo compleanno della Salernitana. Quale occasione migliore per vivere un pomeriggio indimenticabile coronando una meravigliosa cavalcata-senza soldi- con la promozione in serie B? L'ambiente rispose come meglio non poteva: 26mila spettatori, clima meraviglioso per le strade cittadine sin dal lunedì mattina, tifosi provenienti da ogni parte d'Italia e d'Europa e la voglia matta di rimontare l'immeritato 0-2 dell'andata targato Ferrari. Il senso di ingiustizia era palese: da un lato le esternazioni al vetriolo di mister Mandorlini (accolto molto "calorosamente"), dall'altro l'arbitraggio del signor Di Bello di Brindisi, protagonista di una performance da tutti giudicata gravemente insufficiente. "Ci manca un rigore, il primo penalty per loro è inesistente, ci hanno ammonito tutti i nostri diffidati e i loro calciatori sono stati graziati anche in presenza di falli durissimi e da rosso diretto" le dichiarazioni della dirigenza granata nel post partita. 

L'Arechi tremava sin dal riscaldamento, forte di un rapporto di simbiosi con una squadra che aveva fatto innamorare tutti non per il bel gioco e le vittorie, ma per la voglia di giocare gratuitamente anteponendo il bene della Salernitana a quello personale. "Per evitare il fallimento sarebbe fondamentale andare in B" era opinione assai diffusa, sebbene la sentenza del tribunale di Napoli relativa all'uso improprio dei segni distintivi regolarmente acquisiti tramite asta due anni prima avesse scoraggiato definitivamente tutti gli eventuali acquirenti. Una bellissima coreografia ed il coro "State tutti attenti che" fecero tremare le gambe all'avversario ("Nei primi 25 minuti non riuscivamo a toccare palla" ammise Manuel Mancini quando firmò per la Salernitana), la Salernitana partì fortissimo, ma dovette fare i conti con un Rafael strepitoso. "Mandorlini figlio di Giulietta", "Benvenuti al Sud? No, all'inferno" e "Di Paolo, fa u B...rav o...capisc a nuj" tre degli striscioni goliardici esposti nei vari settori dello stadio, esploso in un fragoroso boato al 45': Carrus realizzò dagli undici metri il gol della speranza, l'urlo liberatorio fu impressionante.

"Attacchiamo sotto la Sud nel secondo tempo, un gol lo dobbiamo fare per forza" parere diffuso, peccato che Rafael respinse al mittente gli assalti granata prima di un errore sotto porta di un Ragusa acerbo e non determinante come oggi. Dopo l'uscita di Carrus per infortunio si spense la luce, alle ore 20:00 un triplice fischio amaro e un boato proveniente dal settore ospiti: la Salernitana vinse, il Verona andò in B, poche settimane dopo ecco il Salerno Calcio di Lotito e Mezzaroma. "Forse saremmo falliti lo stesso" ammisero i protagonisti a fine gara, quando tutti si lasciarono andare ad un pianto che ancora oggi rabbrividisce. Da Ragusa a Peccarisi passando per Iuliano, Fabinho e Murolo: un gruppo fantastico che fece innamorare Salerno, un gruppo che, a distanza, domenica tiferà sicuramente granata.

Gaetano Ferraiuolo