Salerno

E' stato uno dei giocatori più forti transitati a Salerno negli ultimi anni, un professionista esemplare e un centrocampista di grandissima qualità ed esperienza. Il suo arrivo alla corte di Breda coincise con il cambio di rotta di una squadra che seppe risalire la china soprattutto grazie a lui. Quando Davide Carrus gonfiò la rete contro il Verona dinanzi a 30mila spettatori in delirio, la serie B sembrava cosa fatta: nel secondo tempo, tuttavia, uscì dal camp per infortunio e si spense improvvisamente la luce. La redazione di Granatissimi.Ottopagine lo ha intervistato rivivendo le emozioni di quella stagione straordinariamente intensa:

Salernitana-Verona, 5 anni dopo...

"Seguirò sicuramente la partita e tiferò per la Salernitana, spero finisca 2-0 per chiudere definitivamente il cerchio con quel passato che fa ancora tanto male. Non potrò essere all'Arechi, ma sono convinto che sarà una partita aperta: nel calcio non c'è nulla di scontato, la voglia di rivincita dei granata potrebbe prevalere sulle individualità del Verona".

Il calore dell'Arechi può bastare per compensare il divario tecnico?

"Assolutamente sì. In quello stadio è difficile per tutti conquistare punti, la gente ti trascina e ti riesce a dare una spinta notevole nei momenti di maggiore difficoltà. L'Arechi rende battibile qualunque avversario, ma mi soffermerei anche sulle qualità tecniche della Salernitana: il Verona è la squadra migliore della categoria, ma un tridente con Rosina, Coda e Donnarumma può fare la differenza soprattutto in queste partite in cui l'avversario gioca a calcio e non verrà per chiudersi"

Apriamo l'album dei ricordi e ripartiamo da quel gol su rigore. Sembrava fatta per la rimonta, poi ti sei fatto male e si è spenta la luce...

"Troppo buoni. Vi posso assicurare che se ripenso a quel pomeriggio mi viene ancora la malinconia, avremmo scritto una pagina bellissima della storia della Salernitana. Sapevamo che l'unico modo per tenere a galla la società era vincere il campionato, non so cosa sarebbe successo, ma i calciatori che componevano quel magnifico gruppo meritavano quella soddisfazione. Dopo il mio gol ci fu un boato impressionante, purtroppo l'1-0 non bastò ed abbiamo pianto tutti per la fine di un percorso che non dimenticheremo mai soprattutto dal punto di vista umano".

Quali emozioni ad Alessandria? Decisiva fu una tua doppietta...

"La cosa che ricordo più volentieri è la simbiosi con la gente: più andavamo avanti, più avvertivamo il calore del pubblico e lo stadio si riempiva. Nei play off fu l'apoteosi: ad Alessandria fu importantissimo attaccare sotto la nostra curva nel secondo tempo, ci permise di non arrenderci dopo l'iniziale svantaggio. Quell'anno sono riuscito a segnare gol importanti che ricordo con immensa gioia: la punizione a Verona, purtroppo inutile, la doppietta di Alessandria, il rigore nella finale di ritorno. Ma ciò che porto dentro è il rapporto con i salernitani, persone meravigliose a cui dirò eternamente grazie".

Lombardi, Cala, Di Bello, Mandorlini: chi ricordi con maggior amarezza?

"Sono quattro persone che hanno inciso negativamente sulla nostra stagione. I primi due gestirono la società in modo deleterio, capimmo benissimo che la situazione economica non era delle migliori, ma l'amore per la Salernitana venne prima di tutto e non siamo stati neanche ringraziati. Ci bastò, come detto, l'amore della gente che ci ricorderà per tutta la vita, come noi ricorderemo loro. Quanto all'arbitro e all'allenatore del Verona c'è poco da dire: hanno fatto la loro parte, sappiamo tutti come sono andate le cose. Eppure sarebbe bastato soltanto un altro gol per riscrivere la storia, che peccato..."

Capisti subito come sarebbe andata a finire con Cala o ci avevi sperato?

"Ahimè l'ho capito subito! Quando rilevi una società ed esoneri in conferenza stampa un direttore sportivo come Nicola Salerno senza neanche chiedere un confronto o comunicarglielo per telefono vuol dire che non puoi far parte di quest'ambiente. Salerno è stato il nostro punto di riferimento per tutto l'arco della stagione, un profondo conoscitore di calcio e un uomo di valore immenso sotto tutti gli aspetti. Lo spogliatoio era tutto dalla sua parte, non a caso chiedemmo subito il suo reintegro non appena Cala andò via. Giocammo gratis per la gente, ma anche per un dirigente che ci aveva trasmesso tanto: anche grazie a lui capimmo cosa significava giocare a Salerno".

Oggi un giovane calciatore guadagna e pretende milioni di euro, voi giocaste gratis: quella scelta poteva essere da esempio, meritava maggiore risalto nazionale?

"Certo, avrebbe fatto piacere e forse lo meritavamo. Nulla, però, sostituisce l'affetto e l'amore dei salernitani nei nostri confronti, in nessuna piazza d'Italia ho riscontrato quell'attaccamento alla maglia che c'era a Salerno. Dopo il primo allenamento già avevo capito che la Salernitana, per i salernitani, è un qualcosa di viscerale. Proprio per questo è dura per tutti vincere all'Arechi, c'è una spinta in più che diventa trainante per la squadra di casa"

Salernitana nel tuo destino. Segnasti due volte col Bari nel 2005, vincesti i play off nel 2013 e giocavi a Caserta in quel famoso derby perso dai granata 1-0. Sensazioni?

"Ovviamente da buon professionista ho sempre dato il massimo per le squadre in cui ho giocato, certo non mi era indifferente giocare contro la Salernitana che era, e sempre resterà, nel mio cuore. Col Frosinone perdemmo all'Arechi, nel famoso derby di Caserta entrai a 20 minuti dalla fine, ma nella sfida di ritorno i granata si riscattarono e preclusero ai falchetti la possibilità di giocarsi i play off. Fu un'emozione particolare, parlo sempre di Salerno con grande rispetto anche se ci giocavo da avversario".

In questi anni ci sono mai state possibilità di un ritorno?

"No, ho sentito solo voi giornalisti. Nessuno della società, mi avrebbe fatto piacere tornare. Magari in futuro, sotto un'altra veste"

Dove giochi ora?

"Ci sono un paio di situazioni in Lega Pro e serie D, i miei ragionamenti devono essere fatti anche in funzione di mia moglie e dei miei tre figli. Mi piace il calcio, non conta la categoria. Colgo l'occasione per lanciare un messaggio: quando un bambino cresce, sogna di giocare a pallone in uno stadio importante e Salerno mi ha permesso di realizzare tutti i miei sogni. Sarò sempre grato alla curva, all'Arechi, al ds Salerno e a tutte le persone protagoniste di un'avventura che si è chiusa con le lacrime, ma che porteremo sempre nel cuore. Forza Salernitana, batti il Verona 2-0!"

Gaetano Ferraiuolo