Salerno

Partiamo da una doppia e doverosa premessa: una vittoria stasera non autorizzerebbe a fare voli pindarici nè restituirebbe ai granata la serie B persa immeritatamente nel 2011. Allo stesso tempo un eventuale risultato negativo non pregiudicherebbe il lavoro svolto sin qui da un allenatore capace, competente e che ha bisogno di tempo per poter impartire il proprio credo tattico ad un gruppo quasi completamente rinnovato. Ciò detto, è chiaro che Salernitana-Verona non è una partita come tutte quante le altre e a Salerno l'attesa è febbrile; in ogni angolo della città non si parla d'altro che del big match in programma alle 20:30, già dalle prime ore del mattino in tantissimi hanno inteso fare una passeggiata interamente bardati di granata. Un clima bellissimo che dovrà trascinare la squadra dal riscaldamento al triplice fischio di Pinzani, arbitro mai troppo tenero quando incontra il cavalluccio marino. Il pomeriggio del 19 giugno del 2011 rappresenta un ricordo vivo e doloroso: la direzione di Di Bello al "Bentegodi", le frasi razziste sui social nei confronti di Fabinho, le ironie fuori luogo di Mandorlini, gli errori sotto rete di Ragusa, quel compleanno amaro che coincise con la perdita della cadetteria e l'inizio di un percorso lungo e tortuoso, da una categoria che non competeva alla Salerno sportiva e con una maglia nella quale in pochi si indentificarono malgrado la forza della nuova società.

Sono passati 5 anni e qualcosa, il destino, l'ha restituita: Mandorlini è stato esonerato da ultimo in classifica, la Salernitana è tornata in serie B vincendo tre campionati e due coppe tra mille torti e difficoltà, il Verona è retrocesso a testa bassa e, pur avendo costruito una corazzata in grado di strapazzare il campionato, dovrà sudare le proverbiali sette camicie per uscire indenne dall'Arechi. Il divario tecnico- obiettivamente evidente- sarà compensato dal fattore pubblico, a Salerno molto spesso decisivo. Nel principe degli stadi sono cadute tutte le big del calcio italiano e la voglia di rivincita rispetto a quel maledetto pomeriggio potrebbe prevalere sullo strapotere di una potenziale "ammazzacampionato". C'è una sconfitta da vendicare, c'è un cerchio da chiudere definitivamente, c'è la possibilità di vivere una notte magica e dare già una piccola svolta alla stagione. Undici contro undici sarebbe durissima, ma in dodici e con quella curva nulla può essere precluso a questa Salernitana. Guai a farsi prendere troppo dall'entusiasmo, guai a cercare la vittoria a tutti i costi se l'avversario si dimostrerà superiore, ma con questo pubblico è lecito crederci e scendere in campo senza paura, magari ripensando alle ore 20 di quel maledetto 19 giugno 2011. E allora forza Salernitana: sia per tutti la partita del riscatto, sia la classica gara vinta esclusivamente dal pubblico granata

Gaetano Ferraiuolo