Napoli

Celle devastate, mura imbrattate, due agenti feriti, 30mila euro di danni.  È il bilancio della rivolta nel carcere minorile di Airola (Benevento) andata in scena in una sezione detentiva messa a ferro e a fuoco dai baby detenuti, che hanno minacciano gli agenti con i piedi di legno dei tavoli e i manici di scopa. Una giornata di violenza, tensione e paura un’inferno scoppiato tra 37 detenuti di cui 12 maggiorenni. Baby boss in rivolta sfidano lo Stato e affermano il potere. Molti di loro vengono dai clan di Ponticelli e di Secondigliano e ad altri gruppuscoli criminali. Camorristi e camorristelli. È da lì, da questo miscuglio di giovani e giovanissimi killer e affiliati - anche in conflitto tra loro - che ha avuto origine la rivolta. Il bilancio è di due agenti feriti (uno alla testa, con una spranga di ferro e uno a una gamba), suppellettili distrutte, porte blindate scardinate. Perfino un muro sfondato. «Un fatto preoccupante - dirà in serata il ministro della Giustizia, Andrea Orlando - Cercheremo di capire bene che cosa è avvenuto, ma non possiamo non essere preoccupati». 

Tutto scatta per l’assenza delle sigarette. Ma per il Sappe dietro la rivolta c’è anche altro. «È una manifestazione di forza da parte di clan della criminalità organizzata che si sono formati all’interno del carcere. La rivolta è scoppiata per questo – dice Donato Capece, segretario generale del Sappe che invoca rinforzi per settori ad alto rischio del comparto carcerario italiano – è una lotta tra bande e uno dei clan ha voluto così dimostrare che è più forte e che riesce a tenere in scacco anche lo Stato». C’è comunque un provvedimento dell’agosto 2014 che stabilisce che, in alcuni casi, anche i maggiorenni, di età compresa tra 21 e 25 anni, possono essere reclusi in istituti di pena per minori.  Sono piccoli boss che portano avanti una lotta per la supremazia. L’ennesima dimostrazione che il carcere è una università del crimine.

Giuseppe Centomani, dirigente del Centro Giustizia Minorile della Campania spiega : «I ragazzi che hanno avviato la protesta sono stati subito bloccati e rinchiusi in una stanza in modo da non poter danneggiare altri spazi. L’obiettivo è fare una carriera criminale – aggiunge –».

La rivolta è stata sedata grazie all’intervento di una trentina di agenti di polizia penitenziaria provenienti anche da Nisida, dal carcere di Benevento e dal centro di prima accoglienza di Napoli. Si tratta di baby boss dei clan camorristici napoletani e che nella protesta avrebbero coinvolto gli altri giovani detenuti. Sono stati rotti televisori, termosifoni, suppellettili e tubature ed è stata sfondata una parete divisoria tra due celle utilizzando alcune brande.

Dal carcere i tre sono stati allontanati subito. Quando sono usciti hanno sorriso spavaldi, facendo gesti all’indirizzo degli agenti.