Nel calcio, come nella vita, abbondano frasi fatte e parole di circostanza ben lontane dalla realtà dei fatti. Le interviste dei calciatori, ad esempio, sembrano tutte inflazionate, quasi come se si avesse paura di dire la verità o andare oltre le righe. "Mi metto a disposizione dell'allenatore", "Usciremo dalla crisi soltanto lavorando giorno dopo giorno" e "Ho scelto questa squadra perchè rappresenta una grande piazza" sono soltanto tre delle espressioni che ascoltiamo ogni qual volta un addetto ai lavori si imbatte nelle domande dei giornalisti, risposte oramai prevedibili e che non suscitano alcun interesse nei tifosi. Tra le tante frasi di cui si abusa nel mondo dello sport c'è quella sul cosiddetto "dodicesimo uomo in campo", sull' "andiamo a giocare in un campo difficile" e sulla "spinta dei tifosi che può dare qualcosa in più". In merito l'opinione pubblica si è da sempre divisa: da un lato chi sostiene che il tifo non vinca le partite ("Se fosse così, il Napoli avrebbe vinto tanti scudetti e la Salernitana sarebbe stabilmente in serie A" è parere diffuso, forse ci si dimentica che le suddette squadre non giocano sempre in casa!), dall'altro chi attribuisce al fattore ambientale un'importanza quasi vitale snocciolando statistiche e numeri davvero inconfutabili. La verità, come sempre, sta nel mezzo: se è vero che sono i calciatori a scendere in campo, è altrettanto vero che le motivazioni possono risultare determinanti più delle qualità tecniche e, per questo, giocare in alcuni stadi può esaltare le caratteristiche di ogni singolo giocatore.
Conta davvero il fattore tifo? E' questo l'oggetto della nostra riflessione di oggi e, restando in tema Salernitana, la risposta è "assolutamente sì!". Prima di addentrarci in un'analisi più approfondita, riportiamo alcune dichiarazioni degli addetti ai lavori intervistati in questi mesi dalla nostra redazione:
Arturo Di Napoli: "Quando arrivai a Salerno, feci subito un discorso nello spogliatoio: dissi ai ragazzi che il pubblico ci avrebbe dato tanti punti in più. La curva è il vero bomber dei granata, emblematico quanto accaduto durante la sfida con l'Ancona: sciopero del tifo nel primo tempo e prestazione pessima da parte nostra, nella ripresa iniziarono a cantare e andammo immediatamente in vantaggio".
Vittorio Tosto: "A Salerno parti sempre 1-0: quella curva fa la differenza, ti dà almeno 10 punti in più durante il campionato"
Lotito-Mezzaroma-Fabiani: "Nessuna grande squadra può prescindere da un grande tifo, in questo Salerno non è seconda a nessuno. Il dodicesimo uomo è determinante, la spinta della gente fa vincere le partite".
Antonio Lombardi: "Mi preme ringraziare la tifoseria salernitana, la curva Sud è quella che ci permette di fare gol"
Riccardo Colombo-Andrea Pippa: "Salernitana-Aversa Normanna, 1-3: sembrava finita, poi lo stadio iniziò a spingere e finì incredibilmente 4-3. Senza quel tifo, non sarebbe andata a finire così"
Igor Zaniolo: "Io ho giocato all'Arechi, so cosa vuol dire: quando la Sud inizia a ruggire, ogni avversario sembra battibile e nessuna impresa è preclusa. Contro Catania e Ascoli la vinsero loro".
Antonino Bernardini: "Venni a Salerno da avversario, col Vicenza primo in classifica. Vincevamo 2-0, poi attaccarono sotto la curva e ce ne fecero tre. Forse neanche noi calciatori ci rendiamo conto di quanto possa essere decisivo un tifo così caloroso"
Gianmichele Gentile: "La tifoseria fa la differenza sotto tre aspetti: aiuta a vincere le partite, garantisce entrate alle società e convince tanti calciatori a scendere di categoria. Salerno e il pubblico sono troppo importanti per la Salernitana". Siete davvero convinti che gente come Mounard, Biancolino, Ginestra, Mancini, Foggia, Gabionetta e Calil avrebbe accettato la D o la Lega Pro senza una tifoseria del genere?
Potremmo continuare all'infinito, magari aggiungendo le dichiarazioni di chi, a Salerno, è venuto da avversario. Citiamo su tutti il presidente del Lecce Tesoro dopo il 2-1 che battezzò l'esordio dei granata in Prima Divisione: "Il Lecce era più forte, la differenza l'ha fatta l'Arechi. Altro che dodicesimo, lo stadio è stato il diciottesimo uomo in campo: senza quel tifo, avremmo vinto". Andiamo ai fatti concreti. Nella gestione Lotito-Mezzaroma, il 76% dei gol decisivi sono stati realizzati attaccando sotto la curva: ricordiamo ancora le straordinarie rimonte contro Juve Stabia, Aversa Normanna, Catanzaro, Vigor Lamezia, Latina e Benevento, un 2-1 strepitoso maturato in pieno recupero e con tutto lo stadio a spingere quasi fosse una finale di coppa. Per i più scettici sull'argomento, ricordiamo che la Salernitana, nel campionato di serie A, all'Arechi conquistò 13 risultati positivi su 17 battendo, nell'ordine, Lazio, Roma, Inter, Bologna e Juventus, imprese rese possibili soltanto dal calore del pubblico e di un ambiente che fece tremare le gambe anche ad avversari abituati a platee prestigiose ed europee.
Aggiungiamo ancora le rimonte contro Cagliari e Vicenza, il 2-1 al 90' targato Vannucchi ancora contro i biancorossi, i derby quasi sempre vinti (3-1 e 2-0 al Napoli, tanti successi sull'Avellino, il decisivo 2-0 sul Benevento, l'1-1 che pregiudicò alla Casertana l'accesso ai play off), i successi nelle partite decisive (4-0 al Genoa, 2-1 all'Ascoli, 4-0 alla Lodigiani, tanto per citarne qualcuna), senza dimenticare che negli anni 90, quelli della grandissima curva Sud, vincere a Salerno era praticamente impossibile e che la media di sconfitte interne era pari a 2-3 per stagione. Nel 2007-08, l'anno della promozione in serie B, il principe degli stadi risultò inviolabile per tutti: zero sconfitte e tantissimi punti conquistati in un autentico fortino. Negli anni del Vestuti il copione era lo stesso: squadra vulnerabile fuori, ma quasi invincibile tra le mura amiche, in un ambiente trascinante che contribuì a tante, illusorie vittorie. Proviamo a fare gli esempi opposti e torniamo con la mente all'annata 2006-07. La Salernitana di Novelli, tecnicamente assai modesta, nel girone d'andata perse quasi tutte le partite in campo esterno riscoprendosi imbattibile tra le mura amiche pur schierando la stessa formazione. Coincidenza? No. Nel girone di ritorno, in seguito ai fatti di Catania, l'Osservatorio decise di chiudere l'Arechi favorendo soltanto l'ingresso degli abbonati nell'ultimo mese e mezzo. Risultato? Dal quinto posto play off, la Salernitana si ritrovò a lottare per evitare la retrocessione. Nel 2007-08 la tifoseria seguì ovunque in massa i granata, con una media di 1200 presenze anche nella lontana Toscana. In due occasioni la trasferta fu vietata, a Pescara e Taranto: due partite, due sconfitte, tra l'altro con prestazioni pessime ed errori clamorosi.
In conclusione: certamente il tifoso non scende in campo, ma una squadra normale che gioca con uno stadio pieno ha più possibilità di vincere rispetto ad uno squadrone che gioca a porte chiuse e senza seguito. Il Napoli, al San Paolo, ha battuto tantissime big europee, la Juventus, col nuovo impianto, ha sbaragliato la concorrenza, in A le piccole spesso sovrastano in casa le formazioni che competono per il vertice, Roma e Lazio stanno pagando tantissimo il comportamento freddo e distaccato di due curve che, in passato, facevano la differenza. Provateci ancora a dire che "è soltanto una cornice che assiste ad un evento sportivo senza incidere". La storia e i numeri insegnano: a Salerno si gioca davvero in dodici.
Gaetano Ferraiuolo