Solo poche ore dopo la cerimonia in ricordo e commemorazione di Genny Cesarano, vittima innocente della camorra i clan tornano a sfilare, sparare, seminare il terrore. Paura stanotte poco lontano dalla centralissima piazza Trieste e Trento in via Toledo dove giovani malviventi in scooter che hanno sparato alcuni copi in aria; una dimostrazione di forza e un richiamo preciso per gli avversari. Un proiettile si è conficcato nel soffitto dell'abitazione del funzionario del dipartimento di amministrazione penitenziaria Antonino Salvia, figlio di Giuseppe, vicedirettore del carcere di Poggioreale ucciso dalla camorra cutoliana negli anni '80 all'imbocco della Tangenziale.
Tanta paura per il bossolo entrato in casa, che solo per un caso non ha colpito nessuno. E' così è allarme faida anche ai Quartieri Spagnoli, dopo il rione Sanità, Forcella, Soccavo e Cavalleggeri.
Poche ore prima il ricordo commosso di Genny, l’appello accorato di genitori e amici perchè a Napoli si resista ai clan.
Migliaia di persone si sono raccolte nella Basilica di Santa Maria della Sanità per una cerimonia religiosa per ricordare il 17enne ucciso per sbaglio con un colpo di pistola, durante un raid della camorra, proprio il 6 settembre dello scorso anno alla Sanità.
La messa è stata concelebrata da don Antonio Loffredo, don Angelo Berselli, don Giuseppe Rinaldi e padre Alex Zanottelli. Al centro della navata tutti gli amici di Genny. I genitori del ragazzo hanno poi scoperto la statua realizzata in memoria dello sfortunato 17enne, da Paolo La Motta mentre i tanti ragazzi presenti facevano volare decine di palloncini nel cielo del Rione Sanità. E sono per loro le parole che lo scultore ha voluto incidere nella pietra: «Questa opera è dedicata a Genny Cesarano ed a tutti i ragazzi e le ragazze di Napoli, uniche promesse per un futuro possibile. Genny ora gioca con gli angeli». Non c’è la parola camorra sulla lapide anche se ‘O Ge, come lo chiamano gli amici, è stato ammazzato dai clan. Una scelta perché, spiega don Angelo Berselli, portavoce del movimento «Un popolo in cammino», «nostra nemica è la violenza, tutta la violenza.
«Non vi fate ingannare da chi non è riuscito a cambiare e dice che non lo potete fare anche voi - ha detto don Angelo nella sua omelia -. Non fatevi ingannare da chi ha perso nella vita».