Napoli

 

"Mariano, il baby killer della camorra intervistato nel docufilm di Santoro presentato a Venezia, è anche uno dei protagonisti della rivolta nel carcere minorile di Airola". Lo sottolinea, in una nota, Ciro Auricchio, segretario campano dell'Uspp (Unione Sindacati Polizia Penitenziaria).
 "Il cosiddetto 'giovane detenuto' in questione - dice ancora Auricchio - appartenente a un clan di Ponticelli, esalta nel trailer pubblicato il suo stato criminale, manifestando disprezzo verso le istituzioni e forze dell'ordine. Dalle sue dichiarazioni trapela l'assenza di qualsiasi ravvedimento rispetto ai crimini commessi", aggiunge Auricchio secondo il quale, "questi soggetti vanificano i processi di riabilitazione degli altri minorenni ospitati nelle strutture penali minorili". 

Dalla realtà alla pellicola. E sullo sfondo una sezione di un carcere minorile devastato dalla furia di chi giovanissimo non ha niente da perdere ed è pronto a tutto.

"Robinù" fa parlare i Baby Boss della camorra. Che con stupefacente sincerità si confessano in prima persona. Hanno 17, 18 anni. I loro discepoli 13, 14. Sono quelli che hanno animato la cosiddetta "paranza dei bambini". Per loro fare i malavitosi ha significato diventare, da niente, tutto: capi, modelli, maestri di vita.

Storie vere e facce vere di adolescenti che l'emozione più grande l'hanno provata imbracciando un mitra. "Con quello in mano non hai paura di niente, tiene 33 botte, è come camminare blindato". Ma gli occhi, lo sguardo, fanno accapponare la pelle : "È bellissimo, è come avere una macchina a benzina invece che un diesel. È come abbracciare Belèn". Il racconto di Mariano è quello dei giovanissimi e spietati a cui Michele Santoro da voce e parola. Una luce nuova che permette dalla Mostra del Cinema di Venezia di capire e sentire dalle loro voci qual è quel mondo di violenza e morte, motorini, stese e sventagliate di mitra dei baby boss. Mariano è uno dei protagonisti del film di Michele Santoro e Maddalena Oliva presentato a Venezia, ma è anche uno dei protagonisti della rivolta tra le sbarre che ha provocato il ferimento di tre agenti e  gravi danni alla struttura.


Mariano appartiene a un clan di Ponticelli, ed è stato condannato a sedici anni di carcere perché avrebbe ucciso - la sentenza non è ancora definitiva - un ragazzo poco più grande di lui, appartenente a un clan dell'area Nord. (Foto tratta dal trailer del docufilm di Michele Santoro, ndr)