Salerno

Intervistato dalla redazione di Granatissimi.Ottopagine, l'ex tecnico della Salernitana Andrea Agostinelli ha parlato dell'attuale campionato di serie B, delle prospettive future dei granata e della sua esperienza sotto la guida Lombardi. 

Dalla lontana Albania sicuramente starà seguendo il torneo di B. Che idea si è fatto?

"Non sono d'accordo quando si dice che è un campionato livellato verso il basso, anzi invito le società di A a seguire le partite del torneo cadetto piuttosto che investire sempre all'estero: ci sono tanti talenti giovani di grandissima prospettiva. Ciò detto, ad ora non vedo una squadra destinata a dominare: il Verona può ripetere l'impresa del Cagliari, ma è ancora presto per poterlo dire con certezza. La Salernitana può essere la sorpresa, in tanti possono ambire ai play off".

Le piace questa Salernitana?

"Una rosa migliore rispetto a quella della passata stagione, con un anno di esperienza in più sulle spalle. Sannino può essere davvero l'uomo in più: è un amico, ha carattere ed è un uomo vero, non un personaggio costruito. La gente credo non si accontenti più di una salvezza: c'è da alzare l'asticella, è una piazza che ha potenzialità enormi e può competere ai massimi livelli".

Che ricordi ha della sua esperienza?

"Bellissima, nonostante l'esonero. Salerno trasmette sempre stimoli giusti a ogni allenatore, è stato un onore sedere su quella panchina. Non potrò mai dimenticare i 18mila di Salernitana-Ancona, quando Arturo Di Napoli ci portò in vetta alla classifica grazie alla spinta di uno stadio da brividi. Riuscivamo anche ad esprimere un buon calcio, purtroppo poi ci fu un leggero calo e le cose sono andate diversamente".

Si è mai chiesto perchè fu esonerato?

"A Natale avevamo nove punti di vantaggio sulla seconda, poi attraversammo un periodo difficile scandito da due sconfitte e due pareggi: a quel punto ci ritrovammo a +4 e la società probabilmente temeva che potessimo crollare. Dopo il primo tempo di Taranto, quando eravamo sotto di quattro reti, Lombardi si arrabbiò e decise di dare uno scossone alla squadra sollevandomi dall'incarico. Mi dispiacque molto, ma fa parte del gioco del calcio e dobbiamo accettare le scelte di chi ci mette i soldi".

Sente sua quella promozione?

"Soprattutto mia. Non è presunzione, ma essere esonerato da primo in classifica e con quattro punti di vantaggio sulla seconda è una sorta di record. Anche per questo ricordo positivamente quell'esperienza: fin quando ero in panchina, eravamo in linea con gli obiettivi prefissati ad inizio stagione"

Con Fabiani e la società rimasero rapporti di stima e rispetto. Ha mai avuto chiamate per un possibile ritorno?

"Sì. Come ricorderete, con il nuovo allenatore la Salernitana non svoltò immediatamente ed attraversò un periodo negativo. Stava per materializzarsi il mio ritorno sulla panchina, poi la società decise di riconfermare Brini".

Quanto conta il fattore Arechi?

"Partiamo dai numeri: se vai benino sono in 10mila a sostenerti, figuriamoci se presenti alla città un progetto ambizioso. In A, il pubblico salernitano garantirebbe almeno 30mila abbonamenti, è una piazza che ha potenzialità enormi e che può ambire serenamente all'Europa League. Non avete idea di quanti punti in più possa dare una curva come quella dell'Arechi, un catino infuocato che spesso ha fatto la differenza. Spesso segnavamo attaccando sotto la curva".

Chi le piace della Salernitana attuale?

"Vincono i gruppi, non i singoli. Credetemi, è necessario che anche la stampa si abitui a parlare del collettivo e non di un solo giocatore. Il valore aggiunto, se proprio devo fare un nome, è Sannino".

Come procede la sua avventura estera?

"Molto bene. Alleno lo Skënderbeu, la squadra che l'anno scorso ha vinto il campionato albanese. Ieri abbiamo esordito con una vittoria, sono felice di poter vivere quest'esperienza, formativa sotto tutti i punti di vista".

Gaetano Ferraiuolo