di Andrea Fantucchio
«Ieri - scrive su Facebook Annamaria Carloni, parlamentare e moglie di Antonio Bassolino -, alle 17 circa in piazza della Borsa a Napoli mi sono imbattuta in una cosiddetta baby gang. Ovvero una decina di ragazzini totalmente fuori controllo tra i sette e i quattordici anni all’incirca. Sembravano un branco furioso e urlante che avvicinava i passanti al solo scopo di provocare e terrorizzare. Mi sono sentita completamente impotente. Poi dopo essere salita su un taxi ho avvertito un senso di dolore acuto al petto; ho ripensato a tutte le iniziative di quest’ultimo anno, alle lotte, agli impegni presi e strappati al governo, per esempio le scuole aperte il pomeriggio... Tutto mi è sembrato terribilmente inadeguato».
Un racconto che ha fatto il giro della rete e riaccende l'attenzione su un'evidenza purtroppo drammatica: il radicamento della violenza in ragazzi sempre più giovani. Poco più che bambini, fuori controllo, che gli interventi di recupero e tutela delle istituzioni non riescono purtroppo a guidare, e reinserire correttamente nel contesto sociale che li circonda. Un pezzo di comunità, la più giovane, abbandonata a sé stessa.
Condannata a un avvenire senza speranza che spesso, non sempre ci mancherebbe, rappresenta i prodromi di quella nuova criminalità, riassunta talvolta pigramente, con la generica etichetta di baby-boss. Giovani che altrettanto spesso, di boss inteso nel senso comune del termine, ossia capo di una cosca criminale strutturata, hanno poco o nulla. Perché quelli che guidano non sono clan, ma proiezioni della stessa scalmanata banda di giovani senza arte e né parte, che qualche anno prima terrorizzava la gente per strada, per il solo bisogno di manifestare la propria presenza. Di urlare «io ci sono», con l'unico linguaggio che hanno imparato a padroneggiare: figlio spesso dell'imitazione di quei codici che apprendono dalla nascita.
Linguaggi imperniati sulla distorta lettura di termini quali rispetto e orgoglio, che finiscono per radicarsi in questi bambini fino ad esplodere in modo drammatico. Le strade di Napoli sono ancora bagnate del sangue di morti ammazzati in un'età nella quale alla vita bisognerebbe affacciarsi non certo dirle addio.
Un fenomeno che purtroppo prescinde dalla divisione di centro e periferia, soprattutto nella metropoli napoletana dove i quartieri storicamente controllati dalla malavita, si trovano a due passi dal centro (se non in centro). Quella city dove gli episodi violenti, furti e rapine, sono all'ordine del giorno, anche perché ipotizzare turisti coi rolex, passeggiare per le periferie di Napoli più degradate e quotidianamente al centro delle cronache, ci sembra poco realistico.
Mentre emerge l'impotenza dello Stato, segnalata anche dalla Carloni, di fronte a quella della violenza esercitata dai più giovani, che non è più una presenza strisciante e frammentaria, ma si interseca vistosamente nella quotidianità di una comunità che ha imparato giocoforza a conviverci. Spesso finendo per ignorarla, pur di sopravvivere, come si fa con una brutta cicatrice che si tiene nascosta sotto il vestito.
Anche perché i mezzi adoperati finora nei confronti di questo tipo di violenza, eccetto quelli coercitivi previsti dalla legge, sono in larga parte affidati, come diceva la parlamentare, al volontariato e a iniziative di privati. Lodevoli ma insufficienti. Sperare infatti di debellare il fenomeno della violenza minorile, affidandosi al buon cuore e all'alacrità dei cittadini, senza un concreto e strutturato piano di investimenti e azioni portati avanti da professionisti accreditati, equivale a voler curare il cancro con una aspirina. Una leggerezza, che Napoli, non può proprio più permettersi.
Prima di chiamare l'esercito nelle piazze di spaccio, bisogna mettere in salvo il proprio testamento biologico: quei figli che a tredici anni non possono essere condannati, ad impugnare una pistola e far fuoco, solo perché rei di aver perso un gioco col destino, che li ha confinati in un contesto compromesso del quale sono martiri e succubi. Un contesto sul quale, se non si interviene estirpando prima il tumore della povertà e dell'ingiustizia sociale, non si riuscirà mai a sottrarre alla malavita organizzata. Dandola loro vinta. (La foto di copertina è scattata da Steve McCurry e non si riferisce al contesto napoletano)