Napoli

Come i miliziani del Califfato adorano la morte, per uccidere e farsi uccidere. Ricordano i militanti della Jihad ossessionati dalla  morte e pronti a tutto. Sono i ragazzini delle stese.  

«Un filo sottile ed esistenziale lega i giovani che scorrono in armi nel centro storico di Napoli, per uccidere e farsi uccidere, e i militanti della Jihad. Entrambi sono ossessionati dalla morte, forse la amano, probabilmente la cercano, quasi fosse l’unica chance per dare un senso alla propria vita e vivere in eterno», scrive il giudice Nicola Quatrano nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa a metà giugno nei confronti di 43 imputati ritenuti legati alla cosiddetta “paranza dei bambini” di Forcella. 

Hanno attuato la «rottamazione» dei vecchi esponenti di vertice del clan. E i loro modelli per quanto riguarda il look più che ai classici camorristi assomigliano a quelli delle «gang giovanili o dei cartelli sudamericani della droga». Qualcosa nel look è anche più vicino addirittura proprio a quello dell’estremismo islamico: diversi imputati infatti «hanno esibito una folta barba alla talebana», così come non si può escludere «un filo più sottile ed esistenziale che lega i giovani che scorrono in armi nelle vie del centro storico di Napoli.

In oltre duemila pagine, il giudice Quatrano ripercorre le fasi del processo istruito dai pm Henry John Woodcock e Francesco De Falco con il procuratore aggiunto Filippo Beatrice e analizza le caratteristiche di questa «nuova generazione di “guappi”, violenti e talvolta drogati».