Questa mattina, all'indomani del corteo dei lavoratori delle Fonderie Pisano, che ha attraversato ieri le strade di Salerno, si è tenuto un incontro tra le organizzazioni sindacali: Cgil, Fiom ed Rsu e la proprietà delle fonderie. Oggetto del contendere un nuovo vertice a Roma, al Ministero dello Sviluppo Economico, proprio per discutere del processo di delocalizzazione dell'opificio. Un primo tavolo istituzionale si tenne nel luglio scorso, alla presenza di rappresentanti della Regione Campania e di Invitalia, quando i Pisano illustrarono il progetto della nuova fabbrica, uno stabilimento all'avanguardia con un occhio di riguardo all'impatto ambientale e impianti di ultima generazione, un investimento di oltre 43 milioni di euro che sarebbe dovuto essere realizzato nel minor tempo possibile, permettendo così il mantenimento degli attuali livelli occupazionali.
Ora, essendoci un presunto atto di compravendita che riguarda un possibile sito, che si troverebbe in un'area industriale, ci sarebbero, secondo le organizzazioni sindacali e gli rsu, tutte le condizioni per richiedere un ulteriore e decisivo incontro. I Pisano avevano però posto in passato, come condizione per tornare in ministero a Roma, che vi fosse almeno il dissequestro parziale della fabbrica, certo in questa fase delicata e critica i tempi della magistratura, potrebbero davvero essere deleteri. Se la situazione non si sblocca l'azienda ha precisato di voler infatti attuare le procedure di mobilità e quindi i conseguenti licenziamenti. Il vertice romano deve quindi esserci al più presto, per scongiurare che a pagarne le conseguenze siano i 130 dipendenti e le proprie famiglie. La proprietà così potrà rendere noto lo stato della progettazione del nuovo stabilimento e la novità del possibile acquisto dei suoli, che si troverebbero in un comune della provincia di Salerno. I Pisano quindi stamattina si sono impegnati a contattare il ministero proprio per richiedere un appuntamento al più presto.
Sara Botte