Napoli

 

di Simonetta Ieppariello

 

Morire di vergogna. A 31 anni. Cuore a pezzi, finito nel tritacarne spietato dei social, dei commenti, dei like, nell’inferno del non essere dimenticate. Giovane e bellissima si è impiccata con un foulard. Si chiude nel modo più drammatico la vicenda, che per mesi ha riempito le cronache, di quella ragazza napoletana diventata tristemente famosa per quel video privato diffuso dagli amici. E’ successo perché qualcuno oltre un anno fa aveva messo in rete un video con scene piccanti. Click su click quei frame avevano invaso la sua vita, erano stati visti e commentati milioni di volte. La 31enne aveva condiviso alcuni filmati osè con cinque amici di Whatsapp e uno di loro li aveva diffusi su Facebook e Twitter a sua insaputa. Il tutto era iniziato come un gioco, ma quel gioco è diventato un tormentone sui social e una condanna per lei. Un massacro. Sulla sua bacheca di Facebook erano arrivati gli insulti. Le era anche stato accordato l’iter per il cambio del nome. Eppure voleva essere dimenticata. Continuava a tentare di rifarsi una vita. Si era trasferita in Toscana. Ieri il dramma. 

Quell'inferno è durato due anni e una battaglia legale per difendere il suo diritto all’oblio dalla gogna dei social, del web, della rete. Per il giudice che si occupa del caso, Monica Marrazzo, quei video sarebbero dovuti sparire subito. Era stato dimostrato che erano lesivi della sua identità. Da rimuovere subito. Ora però è tardi. 

La ragazza era stata costretta a cambiare identità, grazie ad una rapida disposizione del Tribunale che le aveva consentito di cambiare il cognome e di sperare in una sentenza, che, come ha affermato il suo avvocato Roberta Foglia Manzillo, le desse il diritto all’oblio, che in termini giuridici e nel caso specifico, consiste nell’immediata rimozione dei video incriminati e mai autorizzati dalla ragazza.

Cinque giorni fa, il giudice del tribunale di Aversa, Monica Marrazzo, aveva riconosciuto in questa vicenda la lesione del diritto alla privacy, contestando ai vari social forum di non aver rimosso all’istante i video lesivi della sua reputazione. Il suo legale ha citato in giudizio non solo chi ha postato i video, sui quali ora sono in corso le indagini preliminari ma anche lo stesso Facebook Ireland, Yahoo Italia, Google e Youtube, sostenendo che fosse applicato il diritto all’oblio. Aveva ottenuto il provvedimento d’urgenza. 

Eppure neanche da morta quella ragazza ha ottenuto una parola di scuse, o di pietà. Nel paese dove si era trasferita con sua madre per rifarsi una vita la rabbia è tanta. In tanti sono disperati e accusano gli sciacalli della rete:  “È stato il web ad ucciderla, è colpa di internet”.

«Abbiamo aperto un fascicolo per induzione al suicidio» è stato il lapidario commento di Francesco Greco procuratore capo della Procura di Napoli Nord. Il corpo della giovane, come da prassi, sarà sottoposto all'autopsia al secondo Policlinico di Napoli. I carabinieri della compagnia di Giugliano, diretta dal capitano Antonio De Lise, hanno già avviato le indagini. Ora in tanti si attendono un rapido intervento del legislatore per mettere ordine
sui casi di bullismo, stalking e violazione della privacy commessi in rete.