Ricordi, solo tanti ricordi affiorano alla mente quando si entra a Buchenwald. Una foresta immensa circonda questo campo di concentramento, simbolo dello sterminio di milioni di ebrei. Ripercorrere il sentiero che settanta anni fa è stato il calvario per chi aveva la ‘colpa’ di essere ebreo, ti fa gelare il sangue. Orrore: ecco la parola deve essere utilizzata. Orrore nel vedere un’immensa struttura, palcoscenico delle torture e delle atrocità nei confronti di innocenti; orrore nel sentire le pene che venivano inflitte ai condannati. Descrivere quello che si prova non è possibile: una serie di emozioni, una dietro l’altra. Si sente sempre freddo a Buchenwald. Non è soltanto un luogo della memoria ma anche un cimitero. Tante frasi mi hanno colpito, ma quella per me più significativa è la seguente: “Ricordare ciò che è successo affinchè non si ripeta più…”. L’orologio davanti al campo si è fermato all’ora della liberazione, ma non il tempo. Ogni volta che si entra in quel posto è come se il cuore non battesse più. Il respiro si fa corto, ci si tormenta chiedendosi come sia stata possibile una simile barbarie. Che ci costringe a non dimenticare. Mai.
Lucia Spiezia
IV A Liceo Linguistico Guacci