La discussione è in programma il prossimo 19 gennaio, quando il pm della Dda Luigi Landolfi e i difensori tireranno leconclusioni. Poi toccherà al Tribunale pronunciarsi sul dottore Giuseppe De Lorenzo (avvocati Fabio Russo junior e Giovanni De Lorenzo), 67 anni, di Benevento, responsabile del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Asl, imputato di falso con l'aggravante delle finalità camorristiche. Un'accusa che gli è stata contestata in relazione ad alcuni certificati sull’incompatibilità tra lo stato di salute di Saverio Sparandeo, 54 anni, di Benevento, già noto alle forze dell'ordine, e la detenzione in carcere.
Oggi sono stati ascoltati i testi della difesa: in particolare, alcuni medici che hanno riferito sui motivi del prolungamento della degenza di Sparandeo ed un maresciallo del Nucleo operativo di Caserta con il quale De Lorenzo aveva collaborato ai tempi dell'indagine sull'Asl.
I fatti al centro del processo sono emersi da una 'costola' dell'’indagine dei carabinieri che nel luglio del 2009 era sfociata in alcuni arresti. Tra le persone chiamate in causa Saverio Sparandeo, all’epoca 47enne, poi condannato a 4 anni. Nel mirino degli inquirenti un incontro che si sarebbe svolto ad aprile al ‘Rummo’, dove Saverio Sparandeo, ritenuto un elemento apicale dell’omonimo clan, era ricoverato. Per alcuni giorni era stato nel reparto di Medicina, poi era stato trasferito a Psichiatria. In ‘licenza trattamentale’ dalla casa lavoro in provincia di Modena della quale era ospite, Sparandeo si sarebbe fatto condurre una delle vittime, alla quale avrebbe avanzato una richiesta estorsiva per una somma oscillante tra i 3 e i 5 mila euro per ogni appartamento in costruzione. Dopo diversi contatti, la richiesta sarebbe stata fissata in 50mila euro.
Secondo la Dda, tra marzo e maggio del 2009, De Lorenzo avrebbe attestato in alcuni certificati - falsamente, sostiene il pm Luigi Landolfi – che le condizioni di salute di Saverio Sparandeo non erano compatibili con un regime di detenzione. Certificati inviati al magistrato di Sorveglianza di Modena, che aveva poi disposto una perizia che avrebbe confermato quanto riscontrato da De Lorenzo. Il quale, da parte sua, ha sempre respinto ogni addebito, sottolineando che nel 2009 si era trovato trovato, al ritorno in servizio dopo un periodo di ferie, «dinanzi ad una situazione particolare: il paziente era in una stanza tutta per lui, con frigorifero e antenna parabolica». Una situazione che aveva immediatamente segnalato ai vertici dell’Asl, dai quali, aveva spiegato all'epoca, “non aveva ricevuto risposta».
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