Il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha voluto dire la sua, durante il consueto appuntamento settimanale su Lira Tv, sul suicidio della 31enne napoletana, esasperata e distrutta dalla diffusione dei suoi video hard sui social.“Ci vuole un lavoro di fondo a cominciare dalle scuole in cui è esploso il bullismo legato all’uso del web e ci vorrebbero leggi più efficaci” ha precisato De Luca che poi ha voluto rivolgersi proprio alle ragazze “che sono vittime – ha detto – di questi atti, vi dico di uscire dalla vergogna, può capitare a tutti di essere ripresi, di avere un video spinto, non vi fate impressionare.
Nella vita tutti abbiamo momenti di debolezza, caduta, trasgressione. Non siete un’eccezione. Noi siamo vicini – ha continuato il governatore - alle ragazze che resistono ricordando anche che a volte ci vuole una dose di ironia e poi dovrà intervenire lo Stato con provvedimenti più efficaci”. De Luca non si è limitato però ad un commento, criticando anche dal punto di vista normativo la situazione in Italia e proponendo un aiuto a chi si trova in queste condizioni di disagio.
“C’è un ritardo enorme anche su questo ma con il bicameralismo in questo Paese passano tre anni per una legge. Bisogna definire le responsabilità e infliggere pene pesanti a chi rovina la vita della gente. Alle ragazze dico, denunciate i ricattatori subito.La Regione ha deciso di pagare le spese legali a quelle che vogliono denunciare gli aggressori, i molestatori, anche perché uno dei motivi del suicidio di Tiziana è perché alla fine le è stata addebitata un costo di ventimila euro di spese legali”. Intanto proseguono le indagini, quattro persone risultano indagate per diffamazione, sono i quattro amici dei quali la donna si fidava, ai quali inviò i video che furono diffusi e che poi lei stessa querelò. La Procura ha anche aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, mentre la famiglia della ragazza chiede che siano finalmente spenti i riflettori su questa storia, che finisca la “gogna mediatica” che sta continuando anche dopo la morte della 31enne, con post di critiche rivolti alla figlia poi censurati, cancellati. Ora è necessario che si faccia silenzio e giustizia, che si spenga il clamore su questa vicenda. Il garante della privacy Antonello Soro, intervenendo sulla vicenda ha detto: “servono procedure di risposta più tempestive da parte delle diverse piattaforme, ma è anche necessario far crescere il rispetto delle persone in rete”.
Sara Botte