I fatti risalgono ad oltre quattro anni fa, ma l'inchiesta si è chiusa soltanto ora. Chiamando in causa, a vario titolo, quattro medici – ginecologi e cardiologi – dell'ospedale Fatebenefratelli, destinatari dell'avviso di conclusione dell'attività investigativa diretta dal sostituto procuratore Iolanda Gaudino sulla morte di un bimbo di un mese. Ai quattro sanitari vengono contestate presunte condotte colpose nell'assistenza alla madre, sia in materia di esecuzione di esami specifici, sia di somministrazione di terapie.
Era il 7 aprile del 2012 quando il piccolo, nato prematuro, era stato estratto dal grembo materno con un taglio cesareo. Pesava meno di 900 grammi, il 6 maggio il suo cuoricino si era fermato per sempre. Conseguenza – sostengono gli inquirenti - del peggioramento di un quadro clinico che era già complicato in partenza per la presenza di una “sindrome da distress respiratorio, di una ipoglicemia e di una emorragia intraventricolare ascrivibile al grave stato di prematurità”. Condizioni difficili e rischiose che, secondo la Procura, supportata dalle valutazioni di un consulente, sarebbe stato possibile prevenire, o comunque attenuare con un'adeguata profilassi a base di cortisonici a dosaggio appropriato. Ad innescare l'inchiesta, la denuncia dei genitori.
Difesi, tra gli altri, dagli avvocati Mariano Goglia, Gianluca De Vincentis, Angelo De Nicolais e Pascal Karim Nardone, i quattro indagati hanno ora venti giorni a disposiione per chiedere di essere interrogati, produrre memorie e documenti. Esaurita questa fase, il Pm procederà alle eventuali richieste di rinvio a giudizio.
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