Ariano Irpino

Ariano si ferma, è il giorno del Santo Patrono. Fede e devozione sul tricolle. Come ogni anno il 23 marzo ricorre la festività di Sant’Ottone Frangipane. La città si inchina, scuole e uffici chiusi, celebrazioni come da giornate festive nella basilica cattedrale. E’ una delle ricorrenze più attese dell’anno essendo forte il legame e la devozione degli arianesi al santo eremita a cui è stato anche intitolato l’ospedale cittadino di via Maddalena. Già da ieri, un via vai di pellegrini ha fatto tappa nel romitorio di Rione San Pietro. Stamane alle 10.00, la celebrazione alla presenza dell’amministratore diocesano Monsignor Antonio Blundo, seguirà con  inizio alle ore 16.00 la tradizionale processione rionale, guidata dal parroco Don Alberto Lucarelli. La storia racconta che Ottone giunse ad Ariano ormai vecchio e si fermò nel disadorno romitorio di S. Pietro de Reclusis, alle falde della città, a tre quarti di miglio dalle sue mura. La sua vita eremitica fu accompagnata da innumerevoli prodigi e fu spesa tutta nell'umiltà e nella carità. Alle diciotto e trenta è attesa la solenne celebrazione alla presenza delle varie autorità cittadine, sindaci, forze dell’ordine e associazioni, presieduta in via del tutto eccezionale quest’anno dal Vescovo Emerito di Lucera Troia Francesco Zerrillo, insieme all’Amministratore Apostolico Monsignor Antonio Blundo che due giorni fa ha rappresentato l’intera diocesi a Napoli, durante la visita di Papa Francesco e agli altri sacerdoti. Sant’Ottone nacque a Roma verso il 1040 e discendeva dalla nobile famiglia dei Frangipane.  Dopo un lungo pellegrinare, il santo giunse ad Ariano Irpino verso il 1117. Qui  per tre anni gestì un ospizio per pellegrini, che egli stesso aveva fondato, dando esempi di carità, finchè non decise di ritirarsi a vita eremitica, come già detto, nella chiesetta di San Pietro, oggi ancora esistente e chiamata S. Pietro de’ reclusis, dove restò in penitenza in una piccola cella chiamata romitorio. Nel 1127, dopo sette anni di eremitaggio e 10 anni trascorsi ad Ariano, morì. La figura miracolosa del santo viene associata a molte calamità ed eventi tristi che hanno messo a dura prova la città, come nei tempi della peste. Sant’Ottone è molto venerato anche nella città di Castelbottaccio, nel Molise, dove è anche qui il patrono. Inoltre si associa la protezione del santo a quella triste sera del 23 novembre 1980, quando il campanile della piazza si piegò su se stesso, sotto gli occhi di una folla che in quel momento animava la città. Gli arianesi rimasero indenni da quelle macerie e c’è chi intravide la mano del santo volta a proteggere il tricolle.  Ad Ariano i maggiori centri di culto del santo sono la cappella di S. Ottone, la principale della cattedrale, e l’antica chiesa di S. Pietro de’ reclusiis. Il più bel monumento dedicato a Sant’Ottone ad Ariano è sicuramente la statua del santo posta nel 1502 dall’allora vescovo di Ariano, Nicola degli Ippoliti, nella nicchia sovrastante il portone destro della facciata della cattedrale. In estate avviene da anni la rievocazione storica del dono delle sacre spine e in questa circostanza il santo tanto caro ai pellegrini del tricolle viene portato in processione lungo le strade cittadine. Sant’Ottone viene venerato anche a Pianezza ed Alpignano, in Piemonte dove esistono comitive di Arianesi, emigrati da anni, fortemente legati al santo eremita, amante soprattutto dei forestieri.

 Gianni Vigoroso