Salerno

Piccola deroga per la rubrica sui doppi ex. Abbiamo, infatti, intervistato in esclusiva un grande attaccante, nativo di Roseto degli Abruzzi, con trascorsi nella Spal e salernitano d’adozione: Girolamo (detto Mino) Bizzarri.

Che ricordi hai dell’esperienza con la Spal?

Lì ho trascorso due anni bellissimi, tra il 1993 ed il 1995. Ho fatto 46 gol in totale, è stata una città che mi ha dato tanto. Il primo anno perdemmo lo spareggio per andare in B contro il Como di mister Tardelli a Verona. Il secondo anno arrivammo sesti e fu un po’  una disfatta. Paramatti è stato il mio compagno dell’epoca a riuscire nell’impresa di militare successivamente in A tra Bologna e Juve”.

Salerno ha, invece, per te un ruolo importante da un punto di vista affettivo, essendoti sposato con una salernitana…

La piazza mi è sempre piaciuta: già ai miei tempi tutti avevano l’ambizione di giocare a Salerno e ancora oggi è così. La città è capace di farti sentire un giocatore di serie A. Sono stato spesse volte vicino ad accasarmi ai granata, sia quando la squadra giocava al Vestuti che quando già giocava all’Arechi. Una volta il trasferimento si stava per ultimare, poi fui ingaggiato dalla Casertana. Ho sempre detto no perché la famiglia di mia moglie è originaria di Salerno. Mio suocero ricopriva un ruolo professionale abbastanza importante (funzionario di banca, ndr) ed era particolarmente conosciuto: temevo che eventuali risultati negativi, avrebbero messo in cattiva luce la mia famiglia. La curva della Salernitana è stata sempre un catino ribollente: ricordo con particolare emozione quando, da calciatore della Nocerina, venni a giocare al Vestuti. C’era un’atmosfera pazzesca e lo stadio era gremito in ogni ordine di posto. La Salernitana mi ha sempre portato bene in carriera, avendo spesso gonfiato la rete difesa dai portieri granata”.

Che differenze riscontri tra il calcio di qualche anno fa e quello attuale? Quali sono stati i calciatori più importanti con i quali hai giocato o contro i quali ti sei confrontato?

In passato i calciatori erano molto più tecnici ed erano grandi uomini, prima che bravi atleti. Ora ci sono pochi calciatori con queste prerogative. Una volta bastava essere bravi per giocare, ora conta la fisicità. Ho giocato con Pirlo quando lui aveva 17 anni e già si vedeva che era un talento. Doni ha fatto una grande carriera, ma poteva fare molto di più. Ho giocato con tanti altri grandi calciatori quali Dell’Anno, Neri, Atzori  e Dario Hubner. Era un “animale” e non a caso era soprannominato il Bisonte. Con lui ho giocato a Cesena ed a Brescia. Mi ricordo un’azione emblematica in un Salernitana-Cesena del 1995-96: lo lanciai in profondità, duellò in corsa con uno scattista come Grimaudo e seppe tenergli testa, nonostante il fisico imponente”.

Di cosa ti occupi attualmente?

Ho una scuola calcio qui a Roseto. Faccio l’istruttore del gruppo 2008: ci alleniamo tre volte a settimana, durante i giorni dispari. Curiamo tutta la trafila giovanile fino agli Allievi regionali”.

Corrado Barbarisi