Come un anno fa. Ancora una volta a poche ore da una sfida casalinga con la Pro Vercelli. Questa mattina dirigenti, staff tecnico e calciatori dell’U.S. Avellino hanno raggiunto il Santuario di Montevergine per ricevere la benedizione dell’abate Raffaele Luca Guariglia e vivere un momento di introspezione interiore e fede dopo settimane non particolarmente felici per via dei risultati maturati nell’avvio di stagione. Una maglia e un gagliardetto in dono all’abate da parte del presidente Walter Taccone, affiancato dal direttore sportivo Enzo De Vito, dal team manager Christian Vecchia e da Gianfranco Galasso. Un aiuto dall’alto non guasterebbe e al termine dell’incontro in alta quota lo stesso presidente Taccone sorride, entusiasta per l’iniziativa: “Ritrovarci qui, a distanza di un anno, nuovamente in attesa della partita con la Pro Vercelli è una singolare coincidenza. Da quel giorno iniziammo un cammino molto importante: ci auguriamo che la nostra madonna, Mamma Schiavona, ci guardi dall’alto e ci assista con la sua benedizione anche stavolta. Badiamo bene, però, a mischiare sacro e profano: non siamo venuti qui per avere la benedizione per vincere. Sentivamo la voglia di essereci ed eccoci, con grande piacere, ad omaggiare la madonna di Montevergine”.
Ma non è solo il calcio giocato a tenere banco. Il caso Arini, sfociato in ulteriori 30 giorni di inibizione per Taccone dopo la precedente sanzione di 6 mesi per irregolarità nella gestione del settore giovanile, ed il deferimento da parte della Co.Vi.Soc, per ritardi nell’iscrizione al campionato, determinati dal contenzioso con il Fulham inerente al trasferimento in biancoverde dell’ora ex Marcello Trotta, tengono banco in maniera prepotente e preoccupante. Taccone commenta così la doppia vicenda: “Innanzitutto la prima inibizione, quella legata al settore giovanile, è stata ridotta di due mesi in seguito alla presentazione di un ricorso ed è passata a quattro mesi. Fra poco tornerò in campo. Per quanto riguarda Arini è un caso totalmente inventato: noi non centriamo nulla. L’ex presidente dell’Andria ha avuto una perquisizione, da parte dei Carabinieri, per motivi personali; per via di una situazione particolare, sua e della sua azienda. Nella sua stanza hanno trovato un foglio bianco, senza nessuna firma e intestazione, nella quale lui pensava di poter vendere Arini ad ottantamila euro: cosa che non è mai successa perché quando ce lo chiese lo mandammo a quel paese, chiaramente. Gli dissi: non esiste, assolutamente. Poiché era in difficoltà ci pregò e disse: va bene, io Arini ve lo do a parametro zero, vedete se potete darmi un aiuto da un punto di vista imprenditoriale. E così ha fatto la copertura della biglietteria per la quale ha emesso una regolare fattura ed è stato regolarmente pagato. Questa è l’unica cifra che abbiamo pagato a questo signore. Ho sentito parlare di ottantamila euro; quattro, cinque assegni: è assolutamente falso. Noi non centriamo niente. Poi c’era una registrazione in cui l’eventuale presidente dell’Avellino avrebbe parlato con lui chiedendogli altre cose: abbiamo sentito la registrazione e non è la mia voce, quindi qualcuno si è presentato al posto mio a dire queste sciocchezze. Sono perciò contrario a questa inibizione e la contesto pienamente. Ripeto: non centriamo niente".
E allora perché si è scelta la strada del patteggiamento? "Abbiamo chiuso questa partita perché il mio avvocato, Eduardo Chiacchio, ha valutato fosse la migliore strada trattandosi di una situazione penale, che poteva coinvolgerci per altre situazioni perché pare che questo signore avesse fatto cose inenarrabili, come una bancorotta fraudolenta. Per evitare di mettere il nome dell’Avellino in mezzo, ancora una volta sono andato in mezzo io - ha proseguito Taccone -. Ho dovuto patteggiare tramite l’avvocato una pena di trenta giorni che, effettivamente, è una cosa della quale non sono fiero. Ma i miei tifosi devono stare tranquilli perché non abbiamo mai fatto nulla di tutto questo. In otto anni non abbiamo mai comprato un giocatore in nero anche perché non avrebbe senso farlo: se oggi devo comprare un giocatore il costo dello stesso va in camera di compensazione. Lo posso pagare in un uno, due anni. Che necessità avevo di dare i soldi, contanti ad una persona? Purtroppo la giustizia sportiva si comporta così: appena hanno un minimo indizio partono e fanno i provvedimenti. Non so se faremo ricorso, l’importante è aver chiuso la partita”.
“Il deferimento da parte del TFN con il conseguente rischio di una penalizzazione? Non la avremo mai. Questa è una vicenda ridicola. Noi non abbiamo pagato il 24 giugno, e ne abbiamo detto di aver pagato, per smentire voci assurde relative a false dichiarazioni, l’unico debito che eravamo impossibilitati a pagare: quello con il Fulham Il perché è semplice: avevamo una causa civile in corso di udienza. L’udienza il 9 luglio non l’ho fissata io ma il TAS. Dovevamo discutere per far valere le nostri ragioni: ciò nonostante ci hanno tra virgolette, costretti a fare un accordo con il Fulham, deleterio per l’Avellino, ed abbiamo subito un ulteriore danno; abbiamo dovuto mettere a garanzia i soldi dall’oggi al domani tramite il presidente Abodi e lo abbiamo fatto. Dunque, che cosa ha fatto l’Avellino di sbagliato? Niente. Il 24 giugno non potevamo pagare, essendoci una causa. Quando ci hanno chiesto di mettere dei soldi a garanzia li abbiamo messi il giorno dopo. Perciò, di cosa stiamo parlando? E’ una vicenda che ci ha visto e ci vedrà probabilmente penalizzati, ma soprattutto sul piede di guerra nei confronti di chi ha costretto a chiudere una causa perdendo dei soldi e avendo addirittura un deferimento. Non ci fermeremo qui, sicuramente”.
Intanto si rincorrono le voci di possibili nuovi ingressi in società: dal figlio del presidente del Genoa, Preziosi, al numero uno dell’Atalanta, Percassi. Taccone fa chiarezza: “Non abbiamo nessun tipo di accordo. Al momento non c’è niente. Questo non significa che fra un mese, due mesi, tre mesi, possano verificarsi degli accordi tra i presidenti delle società. Ma così per il momento non è. Non abbiamo mai parlato di vendita di società o di quote. Se dovessero esserci i presupposti per avere accanto dei personaggi importanti, di calcio, e non imprenditori che tirano fuori soltanto i soldi, non abbiamo mai disdegnato questa opzione. Sarò felice di accogliere chiunque voglia fare il bene dell’Avellino e di questa squadra”.
Sulla possibile uscita di scena della famiglia Taccone, il presidente è perentorio: “La famiglia Taccone non uscirà mai dall’Avellino, soprattutto in questo momento. Assolutamente. A costo di restare con cifre ridicole o minori. Non abbiamo nessuna voglia di sognare in grande e vedere l’Avellino proiettato verso traguardi sempre più importanti”.
Marco Festa