Come accaduto agli inizi di giugno, l'ex capitano dell'Avellino, Francesco Millesi, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al P.M. della DDA di Napoli che lo ha convocato per la seconda volta, questo pomeriggio, nel capoluogo partenopeo. A confermare la scelta nell'udienza relativa all'inchiesta sulle presunte combine di alcune partite dei biancoverdi nella stagione 2013/2014 è il difensore dell'ex calciatore dei lupi, l'avvocato Dario Vannetiello: “L'interrogatorio è durato pochissimi minuti perché Ciccio Millesi ha inteso avvalersi della facoltà di non rispondere anche in questa occasione, allorquando doveva essere interrogato dal Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia” ha esordito il legale, contattato telefonicamente da Otto Channel 696.
Vannetiello ha delle ipotesi verosimili sul perché della nuova convocazione del suo assistito e ribadisce il suo pensiero in merito alla vicenda spiegando i motivi per cui, a sua detta, l'Avellino resterà fuori dalla stessa: “Presumo perché la DDA volesse formulare a Millesi delle domande con riferimento alle dichiarazioni da lui rese innanzi alla giustizia sportiva. L'altra ragione potrebbe essere determinata dall'acquisizione da parte della giustizia penale di ulteriori elementi di indagine che voleva approfondire proprio attraverso le dichiarazioni di Millesi. La scelta di non rispondere, in questo momento processuale, è stata una scelta tattica perché rossimamente verrà redatto un avviso di conclusione delle indagini e da quel momento Millesi potrebbe chiedere di essere interrogato a sua volta dal Pubblico Ministero oppure potrebbe rendere le sue dichiarazioni davanti al giudice dell'udienza preliminare, che, ovviamente, è un giudice terzo e, quindi, l'interrogatorio è senz'altro un interrogatorio più efficace poiché avviene in contraddittorio tra le parti, alla presenza di un giudice imparziale".
"Quando nei processi ci sono le dichiarazioni dei pentiti, che sono spesso persone che hanno commesso dei reati gravissimi nella loro vita, non si può escludere che emergano dei dati che non corrispondono alla realtà" - prosegue Vannetiello - "In questo processo si afferma che due partite giocate dall'Avellino sarebbero state pilotate: Modena – Avellino e Avellino – Reggina. Non si riesce però neppure ad individuare i giocatori che avrebbero partecipato alla combine né si riesce, guardando i filmati, ad individuare quale sarebbero le azioni irregolari. Anche i gol è evidente che si sono verificati grazie ad azioni regolarissime, poste in essere dal Modena e dall'Avellino. Questo, a mio avviso, dovrebbe essere il punto di partenza. Ognuno di noi dovrebbe osservare i novanta minuti giocati nelle partite sopra citate e poi iniziare a fare le sue considerazioni. Se invece gli operatori del diritto e i singoli cittadini partono e si fanno condizionare da dichiarazioni di pentiti o da messaggi, telefonici, che non sono stati effettuati da Millesi e da altri allora si può giungere anche ad una conclusione sbagliata”.
Marco Festa