Professionista serio, calciatore di grande qualità, atleta capace di farsi amare da tutte le piazze nelle quali ha giocato per la sua semplicità e per la capacità di fare gruppo anche quando non era titolare inamovibile. Giampaolo Ciarcià è uno dei tanti doppi ex della sfida in programma domenica tra Salernitana e Benevento e la redazione di Granatissimi.Ottopagine lo ha raggiunto telefonicamente per un'intervista a 360°:
Benevento tra le prime, Salernitana indietro: te lo aspettavi?
"Sinceramente non avrei mai pensato che i granata potessero stazionare nella zona destra della classifica, hanno una società ed un pubblico che possono ambire a ben altri traguardi, ma sono sicuro che si risolleveranno. Quanto al Benevento, lì c'è un presidente speciale, una persona di valore che sta finalmente raccogliendo i frutti del grande lavoro delle stagioni precedenti. Ci sono tutte le componenti per assistere ad una grande partita".
Quali calciatori delle due squadre ti piacciono di più?
"Nella Salernitana sicuramente Rosina: ha corsa, tecnica, umiltà, esperienza e la capacità di cambiare da solo le partite. Nel Benevento elogerei il collettivo, poi c'è Falco che può fare la differenza se è in giornata: in alcune cose ci assomigliamo, lui però gioca più per il gol e meno per l'assist".
Molti si chiedono perchè lasciasti Salerno per Benevento...
"Fosse dipeso da me, non me ne sarei mai andato. Non dico altro, so solo che in estate spesero tantissimi soldi per rinnovare la comproprietà e poi a gennaio decisero che non potevo più far parte di quel progetto. Non so cosa sia successo in quel periodo, so soltanto che mi comunicarono la volontà di cedermi al Benevento e ci rimasi male. Nel Sannio, però, mi sono trovato bene".
Quell'anno sedeva in panchina Castori. Ti aspettavi potesse fare quella carriera dopo il doppio esonero di Salerno?
"Gli errori servono per crescere, ha avuto il merito e la fortuna di trovare sempre squadra in B pur collezionando tanti esoneri: il calcio è misterioso, c'è poco da fare. Indubbiamente è un buon allenatore, ha i suoi limiti, ma prova ad insegnare tanto ai giocatori sul piano tecnico-tattico. Non mi ha sorpreso vederlo in A, mi sorprende vedere quali risultati stia facendo una realtà come il Carpi: vincere un campionato di serie B a mani basse è un qualcosa che resterà nella storia del calcio italiano, tutti i protagonisti meritano un plauso incondizionato".
Cosa si prova a vincere un campionato a Salerno?
"E' un qualcosa che non si può descrivere a parole. I tifosi granata non si affezionano facilmente, so che mi amano ancora e questo vale più della promozione in serie B. La squadra era forte, il gruppo era unito e ricordo che battagliammo con squadre del calibro di Crotone, Ancona, Taranto, Gallipoli, Pescara, Lucchese ed Arezzo, vincemmo con 4 punti di vantaggio e il pubblico ci regalò tantissimi punti in più. So che la traversa trema ancora dopo il tiro col Pescara dal quale scaturì il gol di Piccioni: battute a parte, fa sempre piacere ricordare quei momenti magici in una città bellissima che vive di calcio ed ha grande competenza sportiva".
Agostinelli disse ai nostri microfoni che avreste vinto il campionato anche senza cambio di allenatore...
"Sono d'accordo, non fu un esonero giusto, ma la società evidentemente volle dare una scossa dopo il ko di Taranto. Fu una partita strana, quando il mister ci disse la formazione restammo tutti senza parole: alcuni difensori come Troise furono schierati a centrocampo, sulle fasce c'erano Soligo e Russo che avevano caratteristiche diverse dai classici esterni di spinta, ci chiudemmo in otto e beccammo 4 gol in un solo tempo. Probabilmente Lombardi si arrabbiò molto e decise di puntare su un allenatore bravo come Brini, ma Agostinelli lasciò Salerno comunque da primo in classifica e con un rassicurante +4"
Qualche aneddoto relativo a quella stagione?
"Ricordo che Fusco era molto scaramantico: ogni domenica mattina, trascorreva un po' di tempo da solo sul prato dell'Arechi per entrare in clima partita, era legatissimo alla Salernitana. La sfida con l'Ancona fu la più emozionante. Nel primo tempo ci fu lo sciopero del tifo dopo la morte di Gabriele Sandri e facemmo tremendamente fatica, poi iniziarono a cantare e tremava lo spogliatoio: ci caricammo tantissimo, rientrammo in campo convinti di vincere e facemmo subito gol sotto la nostra curva, in uno stadio da 20mila spettatori che rappresentò il dodicesimo e il tredicesimo uomo. Fu uno dei miei tanti assist, ma in quel caso bisogna dare merito ad Arturo Di Napoli che fece una giocata pazzesca. Da quel momento in poi non abbiamo più abbandonato la vetta della classifica, il 2-2 contro l'Ancona nella sfida di ritorno fece da preludio alla grande festa promozione".
Ti aspettavi che quella società potesse fallire? Molti dicono che è stato pagato a caro prezzo l'investimento in C1 per vincere il campionato...
"Non sono d'accordo: se vuoi vincere in un girone così duro, è chiaro che qualcosina in più la devi spendere. Aggiungo anche che una piazza da 20mila spettatori a partita garantisce incassi importanti al botteghino. Non mi aspettavo il fallimento, evidentemente sono successe cose che a noi sfuggono e che non potremo mai sapere. So solo che mi dispiacque molto andare via, ma che è stato un onore giocare in una delle piazze più calorose d'Italia".
Pronostico per domenica?
"Non ne faccio, ma mi vengono i brividi immaginando l'Arechi pieno. Sono sicuro che ci saranno 25mila spettatori e lancio un appello a salernitani e beneventani: si associa spesso il Sud ad episodi di violenza, da Salerno può partire un messaggio chiarissimo all'intera Italia sportiva. Ovviamente mi auguro che la Salernitana possa scalare posizioni in classifica, con quel pubblico nessun traguardo può essere precluso".
Gaetano Ferraiuolo