Doppio ex della sfida in programma domenica pomeriggio all'Arechi, mister Fabio Brini ha vissuto annate importanti sia a Salerno, sia a Benevento. Su sponda granata, si ricordano la promozione in B del 2008, la successiva e quasi miracolosa salvezza, ma anche l'esonero del 2009 dopo cinque sconfitte in altrettante partite. Nel Sannio, invece, un anno e mezzo particolarmente intenso e due derby su tre persi contro i granata. Ai microfoni di Granatissimi.Ottochannel, l'attuale trainer dell'Ancona ha affrontato diverse tematiche:
Benevento terzo, Salernitana in zona play out: che gara sarà?
"Il derby sfugge sempre ad ogni logica, partita aperta ad ogni tipo di risultato. La classifica, in questi casi, non conta nulla: la Salernitana gioca in casa e vorrà rialzarsi dopo la sconfitta di sabato scorso, il Benevento ha un entusiasmo devastante e sta girando tutto alla perfezione, so che saranno seguiti da tanti tifosi e sugli spalti ci sarà una cornice di pubblico di categoria superiore. Difficile fare pronostici, sono due ottime squadre che hanno alle spalle società molto solide"
Quanto è sceso il livello del calcio rispetto a 5-6 anni fa?
"Potremo dirlo soltanto a fine stagione, so solo che quando vinsi a Salerno c'era una serie C importante. La Lega Pro è strana: un anno regna sovrano l'equilibrio, la stagione successiva ti ritrovi tante nobili decadute nello stesso girone che puntano al salto di categoria. Il raggruppamento B di quest'anno è di livello tecnico assai elevato. Quanto alla cadetteria, è presto per capire se c'è meno qualità rispetto al passato: può capitare che le favorite stecchino e che chi parte male si renda protagonista di una grande cavalcata nella seconda parte della stagione".
Da allenatore del Benevento ha perso due volte all'Arechi, che ricordi ha?
"Nel primo caso, chiudemmo con un attaccante in porta: non mi era mai capitato in carriera, alcuni episodi arbitrali hanno inevitabilmente inciso. Nel secondo, invece, la Salernitana vinse per 2-0 e da lì cambiarono le gerarchie in classifica: loro si galvanizzarono, noi subimmo il cosiddetto contraccolpo psicologico e pagammo le conseguenze. Ricordo lo stadio pieno e un pubblico importante, i granata diedero il massimo e la chiusero nel secondo tempo. Il mio esonero? Non mi va di parlarne, la classifica era buona".
Alcune frasi pronunciate hanno incrinato il rapporto con la tifoseria granata. Dispiaciuto per quei fischi?
"Sono in questo mondo da una marea di anni, so bene come funziona. In quel momento ero visto come un nemico sportivo perchè allenavo la squadra prima in classifica, era immaginabile un'accoglienza del genere. So che a Salerno in tanti mi stimano, l'affetto è assolutamente ricambiato. Un episodio non può cancellare quello che costruimmo assieme nelle stagioni precedenti. Non ho mai detto nulla contro la Salernitana, parlai di "situazioni strane" e non dissi altro: certo non ce l'avevo coi granata, loro hanno fatto di tutto per vincere sul campo quel campionato".
Fu una promozione meritata?
"Sicuramente il 2-0 nel derby ha inciso moltissimo sul piano psicologico"
Che ricordi ha della sua esperienza a Salerno? La sensazione è che il suo lavoro sia stato sottovalutato..
"Subentrai in C e vincere non era certo facile, so io che situazione ho ereditato e quanto abbiamo dovuto lavorare. Ce la facemmo, ricordo le gare con Perugia, Ancona, Juve Stabia e Pescara che erano avversari di livello. Fosse dipeso da Lombardi, sarei stato subito riconfermato, ma scelsero Castori prima e Mutti poi. I fatti dissero che, per salvarsi, alla fine chiamarono Brini e ci siamo riusciti: dentro di me ero felice, assaporavo il gusto della rivincita. I ricordi sono tutti positivi".
Prima dell'esonero, ebbe il merito di capire in anticipo che tipo di stagione sarebbe stata...
"Fossimo stati a metà stagione, probabilmente mi sarei dimesso. Ci sono alcuni dirigenti che hanno un modo di lavorare che a me non piace, avevo detto da subito che la stagione nasceva su presupposti sbagliati. C'erano tanti giovani bravi, ma a loro andavano affiancati elementi di personalità, pronti per giocare a Salerno. Di Napoli? Scelta della società, io non lo avrei mai messo da parte, ma qualcuno fece scelte diverse. E' uno di quei talenti che poteva fare molto di più in carriera, lo ricordo con grande affetto".
Quanto incide il fattore Arechi?
"Sappiamo quanto possa essere importante, soprattutto al Sud, poter contare su un tifo caloroso. Attenzione, però: talvolta devono essere i calciatori a trascinare il pubblico, non viceversa. Del resto sono loro a determinare i risultati, sebbene la spinta dello stadio sia una componente che incide".
E' mai stato vicino al ritorno a Salerno in questi ultimi anni?
"Ci sono state delle chiacchierate che non si sono mai tramutate in una trattativa vera e propria"
Perchè non ha mai allenato in A?
"Mai dire mai, il tempo dirà. Non sono abituato a farmi affiancare dagli sponsor, oggi prevalgono altre logiche e conta molto la figura del procuratore. Mi fermo qui, ci sarebbe da scrivere un libro su tante situazioni che non mi piacciono. Vale doppio il lavoro che ho fatto, mi sono guadagnato tutto sul campo senza nessun regalo e questo mi permette di camminare a testa alta dappertutto".
Gaetano Ferraiuolo