Da una parte la soddisfazione perché Emporio Armani Milano - Sidigas Avellino è diventata ormai una sfida tra grandi. Dall’altra la voglia di ribaltare, con un’impresa, le recenti gerarchie. Magari proprio come in quella sera del 31 gennaio quando una tripla mortifera di Maarty Leunen fissò il tabellone su un 80-81 che confermò che la Scandone si era incamminata sul viale della storia. Coach Stefano Sacripanti suona la carica nell’antivigilia del lunch-match che si augura possa essere indigesto ai meneghini del collega Repesa. Il Mediolanum Forum è la tavola imbandita dove provare a brindare al colpaccio. Il piatto è ricco. Non resta che ficcarcisi.
Un campo inviolabile. O quasi - Il conto alla rovescia per la palla a due è nelle parole dell’allenatore dei lupi: «Siamo pronti per tornare a giocare su un campo quasi inviolabile. Ironia della sorte, l’ultima in casa Milano l’ha persa con noi. Sarà una partita molto stimolante. Dobbiamo far tesoro della partita di Supercoppa in cui siamo stati bravi a giocare un buon basket per 20/25 minuti. Dopo abbiamo un po’ mollato. Ci riproviamo a distanza di due settiamane. Sappiamo di dover giocare una partita migliore e di dover giocare contro la squadra più forte. Vogliamo provare a giocare la nostra pallacanestro per 40 minuti. L’obiettivo è alzare il livello e non c’è partita migliore per provarci. Siamo pronti a livello mentale, non lo siamo del tutto a livello tecnico, ma è anche abbastanza normale. Vediamo quanti passi in avanti abbiamo fatto».
I lunghi - «Cusin e Fesenko hanno caratteristiche diverse e quindi si deve lavorare molto su spaziature e tempi. La cosa più difficile è l’inserimento del pacchetto lunghi in collaborazione con gli esterni. Automatismi e schemi devono solo rodare. Abbiamo lavorato tutti insieme per una settimana e siamo soddisfatti».
Fesenko - «Per quanto riguarda Fesenko, ultimamente non è stato molto fortunato. Tra botta in testa e caviglia ha dovuto fare i conti con problemi che lo hanno rallentato. Ma sta crescendo. Ci vorrà ancora un po’ di tempo però è in condizione di svolgere l’allenamento e fare quello che io gli dico».
Il granello di sabbia negli ingranaggi di un meccanismo perfetto - «Milano ha quindici giocatori che l’allenatore sta cercando di rendere tutti protagonisti. L’altra faccia della medaglia è che ogni tanto possono perdere punti di riferimento. Sta di fatto che Milano, a Capo d’Orlando, quando ha deciso di vincere ha vinto. A prescindere dall’Armani sono focalizzato a quello che possiamo fare noi. Rivedendo la finale di Supercoppa, alla fine non è che c’è tanto tatticismo da fare, bisogna solo eseguire meglio il nostro piano partita».
Marco Festa