Dopo aver conquistato l'anno scorso una salvezza stentata a cospetto di un avversario destinato al fallimento, Salerno sportiva pretende- a giusta ragione- una stagione da assoluta protagonista in una categoria che, per passione e calore, sta stretta a questa piazza. La storia, tuttavia, insegna che la Salernitana ha disputato soltanto due campionati di serie A dal 1919 ad oggi e questo induce ad una inevitabile riflessione: le potenzialità del pubblico sono straordinarie e spesso la curva ha fatto vincere innumerevoli partite, ma bisogna lavorare molto su quella mentalità del "tutto e subito" che non aiuta a costruire progetti importanti. Quanti calciatori contestati a Salerno si sono riscoperti fenomeni altrove? Quante piazze con seguito decisamente minore si ritrovano stabilmente in serie A pur con spalti tristemente vuoti? Sminuire il miracolo sportivo compiuto da Lotito e Mezzaroma (anche grazie al pubblico, ci mancherebbe) significherebbe peccare di presunzione e di memoria corta, un lusso che Salerno non può permettersi: in bacheca ci sono due coppe (non la Champions, certo, ma due trofei hanno sempre un certo prestigio) e sono stati vinti sul campo e senza ripescaggi tre campionati infernali a suon di investimenti. "In D e in C2 vincevo anch'io" è opinione diffusa, provate a chiederlo ai tifosi di Reggina, Taranto, Messina, Piacenza, Ravenna, Rimini e Triestina, tanto per fare esempi con piazze di pari blasone.
L'anno scorso, tra mille peripezie (e torti arbitrali), l'obiettivo è stato raggiunto e la Salernitana ha mantenuto la categoria. Ora è arrivato il tempo di divertirsi e di godersi appieno una serie B riconquistata da tutti con passione ed entusiasmo e che rappresenta soltanto il punto di partenza del progetto imprenditoriale di Lotito e Mezzaroma? Davvero pensate che le regole sulla comproprietà possano frenare i due ambiziosi patron? C'è ancora chi crede che Lotito abbia rilevato la Salernitana per vivacchiare tra B e Lega Pro valorizzando i giovani? La rosa allestita quest'anno fa capire che le intenzioni sono completamente diverse: porre le basi per un grande futuro, valorizzare qualche ragazzo di prospettiva (Marchi, Odjer e Mantovani sono "tanta roba"), puntare su un allenatore di esperienza e costruire pian piano quella scalata verso l'elite del calcio nazionale che tutti noi auspichiamo da tempo. Per farlo non basta l'incessante sostegno dell'Arechi, ma serve come il pane il salto di maturità dell'ambiente. Anzitutto equilibrio: dopo l'1-1 col Verona si parlava di promozione diretta, all'indomani della sconfitta con il Vicenza si pretendeva l'esonero di Sannino, si rimpiangevano allenatori contestati per due anni, si sognavano tecnici reduci da una serie infinita di insuccessi, si invitava la società a intervenire sul mercato, ecc ecc.
La verità, come sempre, sta nel mezzo e l'invito generale è questo: godiamoci questa stagione con serenità, senza limiti nè obiettivi. Quando in rosa hai gente come Laverone, Vitale, Bernardini, Tuia, Odjer, Della Rocca, Rosina, Coda, Donnarumma e Zito puoi tranquillamente giocartela alla pari con tutti, soprattutto in uno stadio come l'Arechi che rappresenta il dodicesimo uomo in campo e che può spostare gli equilibri. Troppi drammi dopo il pari di Brescia: fuori casa, in serie B, anche un punto è sempre guadagnato e, se ci sono rimpianti, vuol dire che la crescita è costante. Rispetto alle prime partite, la Salernitana gioca, ha personalità, costruisce occasioni da gol, viene punita al primo errore e in campo si muove con criterio. I risultati arriveranno, il calendario strizza l'occhio ai granata e la zona sinistra della classifica rappresenta l'obiettivo minimo per un gruppo guidato da dirigenti e tecnici esperti e da due presidenti che le comparse non vogliono farle neanche se giocano una partita a carte con gli amici. Al resto penserà la tifoseria, a patto che non si pretenda di vincere sempre e subito: per un progetto vincente che punti alla massima categoria per restarci a lungo ci vuole tempo, se poi si preferisce l'imprenditore che spende milioni, va immediatamente in A e poi retrocede e fallisce...
Gaetano Ferraiuolo