Atripalda

 

di Andrea Fantucchio

Gli striscioni sono già appesi dappertutto. Così come le locandine. La prima che vediamo è appiccicata alla pensilina dell’autobus che si trova in piazza ad Atripalda.

“Mo' basta”, si legge sul foglio. Oggi è giorno di incontri e confronti.

Alla biblioteca “Cassese” i comitati attraverso l’associazione “Salviamo la Valle del Sabato” presentano i dati dell’inquinamento riscontrato nell’area di Atripalda.

E ci sono anche le istituzioni della città del Sabato: il sindaco Paolo Spagnuolo e l’assessore all’ambiente, Antonio Prezioso, ma anche le opposizioni. (Clicca sulla foto di copertina per guardare il video)

Mentre ci avviamo alla biblioteca incontriamo Maurizio De Vinco che, raccontandoci del suo tumore, per primo ci ha immerso nelle problematiche della Valle del Sabato.

Maurizio è affiancato da un uomo minuto. Con lo sguardo vispo e le mani impegnate. Porta cornetti e caffè alla manifestazione. (Tutte le foto dell'evento nella gallery a fine articolo)

Siamo tentati dalla sua gentilezza ma procediamo.

Nel cortile della biblioteca le donne della Valle del Sabato sono già alacremente impegnate a raccogliere le adesioni per l’associazione.

Tessere e fondi che serviranno a finanziare gli studi epidemiologici autonomi che i comitati vogliono compiere sul territorio. E a promuovere tutte quelle attività, oggi già partite, che spaziano dagli incontri di sensibilizzazione in piazza al mantenimento di quel sito dove sono già presenti denunce e dati.

Proprio questa voglia di fare, questo senso di comunità, ha contribuito a far attecchire quel seme dell’attenzione che ha coinvolto anche Procura e Prefettura.

Sbocciando negli interventi dei quali vi abbiamo parlato nei giorni scorsi.

Gli uomini del Procuratore Cantelmo affiancati da quelli del Noe di Salerno, in seguito alle sollecitazioni ripetute dei comitati, hanno cominciato a ispezionare le attività industriali della Valle del Sabato.

Individuando già un’irregolarità nella gestione rifiuti nell’azienda di Arcella Dentice Pantaleone. Ve ne abbiamo parlato.

Mentre la Prefettura spinge per riunire nuovamente i sindaci sul tema.

Il senso di comunità è lo stesso che si percepisce anche nella sala predisposta per l’incontro. Gremita fin dalle battute iniziali. E’ una domenica d’ottobre, ma nessuno se n’è accorto. Sono tutti qui per parlare dell'inquinamento che riguarda il territorio in cui vivono.

Apre il confronto il dottor Bruno Bruschi che descrive come e quando si è deciso di iniziare con il lavoro portato avanti dai comitati.

Parla dei tanti cittadini di Pianodardine stanchi di sentire una puzza opprimente prodotta dal nucleo industriale intorno e dal deposito Stir situato a ridosso delle abitazioni.

Svegliarsi, mangiare, dormire, con il fetore che non se ne va mai. Per non parlare di quelle nubi nero pece che coprono i cieli dei comuni della Valle del Sabato: Avellino, Atripalda, Manocalzati, Montefredane, Prata Principato Ultra, Pratola Serra, Tufo.

E si inizia a discutere di quanti in questi anni hanno visto morire i propri cari per un tumore o un cancro. Senza una spiegazione.

Quanto centra l’inquinamento?

Questo è quello che i cittadini vogliono sapere alla svelta.

L’atmosfera si è surriscaldata. All'insieme di emozioni che si sono scatenate, rievocando in primo luogo il ricordo di chi non c’è più, segue la cornice scientifica incisiva e puntuale offerta dall’ingegnere Salvatore Picariello.

Uno specialista che parla dell’emergenza inquinamento, nel territorio della Valle del Sabato, da almeno un decennio. Voce la sua, per troppo tempo inascoltata.

Ma che adesso si eleva forte e chiara trovando finalmente la giusta adesione.

Picariello parla anche degli elementi chimici presenti nella Valle del Sabato che sforano la soglia di sicurezza: rame e berillio ai quali Ottopagine aveva fatto riferimento in un recente articolo.

Merita attenzione il berillio che è considerato potenzialmente cancerogeno. Picariello non dimentica neppure il Pm10, il particolato nocivo per la salute, riscontrato anche nella città di Avellino. Con livelli superiori alla norma.

Così come fa riferimento alle altre criticità presentate anche in Procura (leggi in dettaglio i dati) che meritano adesso una risposta effettiva. Prima di procedere all’intervento conclusivo del dottore Mazza, tocca ai presenti far sentire la propria voce.

C’è una signora che chiede chiarezza soprattutto sulle realtà industriali potenzialmente inquinanti.

Chiama in causa il sindaco Spagnuolo. Vuole sapere dal primo cittadino cosa si stia facendo per individuare i colpevoli delle emissioni inquinanti. E Spagnuolo non si sottrae.

“Ho mio padre – esordisce il sindaco – morto di tumore. Non sono quindi un alieno, vivo anch’io questa città e questo territorio. Sulla scheda di mio padre è scritto arresto cardiaco. Ecco, tutti gli enti, in primis quelli deputati al controllo, hanno il dovere di chiamare le cose col proprio nome. Poi come comune ci siamo già mossi. Da tempo chiediamo ad esempio l’istituzione del registro tumori, ma adesso ci hanno spiegato che ci vorranno almeno altri due anni per farlo entrare in funzione”.

Del registro vi parlammo anche tempo fa. Quando l'Asl ci spiegò i tempi tecnici necessari a completarlo.

Certo, un altro discorso dovrebbe riguardare i dati degli ultimi anni (almeno cinque, da quando la digitalizzazione è d’obbligo) che potrebbero almeno descrivere lo stato dei pazienti colpiti da tumore e dare preziosi elementi sulla lettura di quanto è accaduto nella Valle del Sabato.

“Come sindaci – continua Spagnuolo – in Prefettura abbiamo concordato sulla necessità di realizzare nuovi controlli, col supporto dell’Università Federico II di Napoli, per analizzare lo stato dell’inquinamento nel territorio della Valle del Sabato. Poi la Procura, e questo è solo merito loro e di voi cittadini, ci ha anticipato iniziando le indagini. Voglio informarvi che come comune abbiamo istituito un capitolo spesa col quale il prossimo anno compreremo le centraline necessarie a monitorare l’inquinamento presente sul territorio. Ovviamente ci aspettiamo da voi, e dal professore Picariello in primis, che ci guidiate nella scelta delle migliori centraline da acquistare”.

Spagnuolo ha poi invitato i cittadini a non far la guerra alle istituzioni che remano sulla stessa barca.

E ha rinnovato l’impegno a rincontrare i comitati quando ci saranno manifestazioni come quelle di questa mattina.

Non sono mancati gli interventi dei cittadini di Avellino per invitare anche il sindaco, Paolo Foti, ad esprimersi e farsi trovare presente sul tema inquinamento.

Chiedendo al sindaco di descrivere alla città cosa si sta facendo per tutelare i cittadini e quali impegni saranno intrapresi per il futuro.

In sala c’era anche chi ribadiva l’esigenza di tenere alta l’asticella dell’attenzione. Etichettando interventi come quello rilasciato ad Ottopagine dal primo cittadino di Montefredane, Valentino Tropeano, come tentativi di smorzare l’enfasi della manifestazione popolare intorno alla tematica dell’inquinamento.

Noi, che Tropeano lo abbiamo intervistato, crediamo che la verità stia nel mezzo. Il primo cittadino ha ovviamente il dovere di rappresentare tutti gli abitanti e quindi anche eventualmente gli imprenditori finiti indirettamente sotto accusa.

Fino a quando non sarà la magistratura ad esprimersi con i tempi previsti dalla legge.

Ma i cittadini devono continuare a fare esattamente quello che hanno sempre fatto: pungolare, chiedere risposte, sensibilizzare, esprimendo concetti chiari ed inequivocabili.

Nessuno dei comitati infatti ha mai chiesto la chiusura delle fabbriche. Tutti conoscono l’importanza del lavoro.

Ma nessuna attività può essere portata avanti sulla pelle delle persone e senza pensare al futuro di una terra che nel recente passato è stata irrimediabilmente avvelenata.

Ci sono delle leggi che vanno rispettate e nessuno può esimersi. Così come gli eventuali colpevoli dovranno pagare. Niente più casi, insomma, come l’Isochimica. Dove si è dovuto aspettare questo dicembre, dopo oltre venticinque anni, per aprire il processo.

La chiusura dell’incontro di Atripalda è affidata al primo riferimento dei comitati, il dottor Franco Mazza. Il quale, oltre a ribadire i dati relativi all’inquinamento che meritano di essere approfonditi, chiede alle istituzioni di aprirsi realmente ai cittadini.

“E’ inutile – spiega – che siano passati fascicoli da un sindaco all’altro. La gente deve essere informata. Si deve conoscere concretamente il piano che si vuole mettere in essere per tutelare gli abitanti della Valle del Sabato. Basta tenere fuori i cittadini da temi che li riguardano così da vicino”.

(Ottopagine rinnova la vicinanza ai comitati della Valle del Sabato. E vi invita a raccontare le vostre storie e presentare le vostre denunce ai nostri canali. Su Facebook potete contattare la pagina "Ottopagine.it" o "Ottochannel". Sulla email potete scrivere a "redazione.ottopagine@gmail.com" o "ottochannel.tv@gmail.com")