Benevento è tra le città d'Italia dove la mensa scolastica è la più conveniente, 428,40 euro il costo annuo (47,60 euro costo mensile). Il dato viene fuori dal report di Cittadinanzattiva che ha “fatto le pulci” al sistema della refezione scolastica. Rispetto ad una media nazionale che fissa il canone annuale (costi medi con reddito isee di 19,900 euro) per la mensa a 728,24 euro per la scuola dell'infanzia e 738,19 per la scuola primaria in generale la Campania dimostra di essere una regione virtuosa: per la primaria e per la scuola dell'infanzia il costo annuale è di 592,92 euro. A livello provinciale il costo annuale della refezione scolastica è di 592,20 euro (65,80 euro costo mensile) ad Avellino, a Caserta il costo annuo sale a 774 euro (86,00 costo mensile), a Napoli il canone annuo per la refezione scolastico è di 630 euro (70,00 costo mensile), a Salerno 540 euro (60,00 euro costo mensile). Le oscillazioni di prezzo legate alla refezione scolastica sono, secondo Cittadinanzattiva, determinate dal fatto che la refezione scolastica è considerata un servizio pubblico a domanda individuale, garantito dall’Ente Locale (Comune). Il Comune che decide di istituire tale servizio gode di un’ampia discrezionalità relativamente alla definizione della tariffa a carico degli utenti in quanto non c’è una normativa che ne stabilisce i limiti, tranne che per i Comuni in deficit.
E qui interviene una delle proposte dell'associazione per provare a migliorare le cose: “riteniamo, si legge in una nota, che il servizio di ristorazione scolastica dovrebbe essere considerato non più a domanda individuale, facoltativo ed extrascolastico, ma rientrare nei livelli essenziali delle prestazioni, ai sensi dell’art.117 della Costituzione. In attesa che venga studiata e messa a punto tale opportunità, chiediamo di uniformare le tariffe minime e massime, almeno per aree territoriali del Paese (Nord, Centro e Sud), sulla base della ISEE e del costo della vita, stabilendo dei limiti da non superare per quanto riguarda la tariffa a carico dell’utenza, oggi previsti solo per quelli in deficit; impedire da subito qualsiasi forma di esclusione dal servizio dei bambini con famiglie in condizioni di povertà e, nello stesso tempo, contrastare efficacemente la morosità 'ingiustificata'”. L'indagine di Cittadinanzattiva evidenzia anche che il cibo servito nelle mense è di buona qualità, la pulizia è adeguata, ma gli ambienti sono troppo rumorosi e non proprio accoglienti. Troppo poco diffuse le indagini sulla qualità percepita dagli studenti e l’unico strumento di partecipazione e controllo a disposizione delle scuole, ossia le Commissioni mensa, restano, ad oggi, poco presenti e inascoltate. Dal punto di vista strutturale, inoltre, le mense non brillano: più di una su tre non ha impianti antincendio ed elettrici adeguati, una su dieci è fatiscente, una su cinque non è abbastanza spaziosa, solo la metà risulta accogliente e ben arredata. Senza tralasciare che quasi una scuola su quattro è del tutto priva di un locale mensa.
Per fare fronte a questo stato di cose altre proposte vanno nella direzione di dare nuovo slancio alle Commissioni Mensa che dovrebbero essere coinvolte non solo nella fase del controllo ma anche in sede di definizione del Bando e di rinnovo del Capitolato di appalto. Più in generale, rilancia Cittadinanzattiva: “chiediamo che le Linee guida per la ristorazione scolastica del Ministero della Salute siano aggiornate ogni due anni, previa consultazione anche delle associazioni dei consumatori e delle reti di Commissioni Mensa”. Non solo. “Chiediamo urgentemente ai Ministeri dell’Istruzione, della Salute, delle Politiche Agricole di convocare, in tempi brevissimi, una sorta di 'Stati generali della Ristorazione scolastica' al fine di avviare un monitoraggio nelle scuole delle diverse aree del Paese che metta al centro della rilevazione il rispetto dei diritti dei più piccoli alla salute, alla sicurezza, ad una sana alimentazione, ad una piena inclusione e socializzazione; avviare un censimento delle soluzioni organizzative fin qui adottate nelle specifiche realtà evidenziando le migliori e le peggiori pratiche; emanare apposite Linee guida per evitare il 'fai da te' ed orientare i Sindaci da una parte e i Dirigenti scolastici, le famiglie ed il personale della scuola dall’altra, verso un’efficace gestione della ristorazione scolastica che tenga conto delle diverse esigenze”.
Redazione