Avellino

Continua insieme a voi il viaggio nella ricca scena rap avellinese. Oggi ci occupiamo di un personaggio che è stato citato più volte negli articoli precedenti. E' evidentemente uno degli elementi chiave per quanti si dedicano a questa musica nel capoluogo irpino. Aurelio (nella foto realizzata da Yuri Sarno), ha venti anni e una grande passione: la produzione di video. Lo abbiamo incontrato allo Special One, insieme a Nzero e Agon. Ci spiega come tutto ha avuto inizio.

«E' partito tutto sei anni fa, quando grazie ad un amico deejay ho avuto l'opportunità di imparare questo mestiere. Andavamo insieme a fare delle serate, ed è stato grazie a quelle esperienze che ho capito come funzionava l’ambiente. In classe con me c’era Gaetano che rappava. Gli proposi di creare una sorta di crew dove lui cantava e io producevo le basi.”

Natez o Axel Neiz?
«Può ingannare la pronuncia che è la stessa, ma il cambiamento ha due motivi: la gente non riusciva a pronunciare bene il nome e questo naturalmente non è un bene per un artista. Il secondo motivo ha un legame più professionale. I progetti che ho fatto uscire come Natez, ora come non li sento più miei. Proprio per questo ho voluto cambiare nome. Penso sia un motivo legato alla mia crescita. Inf ondo mi piace di più questo nome. Lo sento mio. Mi appartiene».

Quali sono i tuoi produttori preferiti? E chi ti ha ispirato?

«Ho iniziato ad ascoltare rap americano con Eminem, mentre il primo rapper italiano a piacermi è stato Fabri Fibra e poi Fedez. A quei tempi il mio produttore preferito era JT, ma poi crescendo mi sono appassionato a David Hoovr».

Quante persone ti hanno seguito? E quante critiche hai avuto?
«Le persone erano contente di ciò che facevo, perché ad Avellino come produttore c’ero solo io e qualcun altro. All'epoca questa musica non era cosi diffusa e vedere un ragazzo 15enne produrre basi (o almeno ci provava), era una gran bella cosa. Una novità e una curiosità insieme. Ho sempre pensato che posso migliorare, anche confrontandomi con altri artisti. Le critiche sono arrivate dopo. E sono inevitabili. Ma le ho sempre accettate, anche perché in fondo sono sempre costruttive, ti aiutano a migliorare, a cercare anche altri percorsi, a non accontentarti di quello che fai».

Quali sono le tue aspettative da produttore?

«Sogno di vivere di questo, cioè di fare tutto ciò che mi consenta di vivere facendo questo mestiere. Che significa: lavorare nell'ambiente rap, produrre basi, mixare. La mia ambizione è quella di produrre più ragazzi possibile, che siano emergenti o già affermati. Perché una volta che si raggiungono svariati obiettivi, il traguardo è sempre una vista magnifica».

Fai altro o sei impegnato esclusivamente nel produrre artisti?
«La mia ambizione è produrre musica, ma la vita ti mette davanti altre scelte. Penso che per emergere bisogna essere diversi dalla massa, se uno vuol essere bravo a fare video non deve cimentarsi solo in questo, ma deve fare anche altre cose. Ad esempio oltre a fare il produttore, monto e giro i video, amo la fotografia. Mi appassiona tutto ciò che ha a che fare con lo spettacolo».

Aurelio è il fulcro portante dell’Ultimate Flow, che prima aveva un altro nome.
«In passato ci chiamavamo Urban Killer una piccola crew formata da me, Nzero, Dac, Serblack. Erano gli unici che mi affiancavano in ogni momento. Anche se per alcune problematiche il gruppo si è sciolto, ma nonostante tutto dopo alcuni anni, e con qualche anno in più ci siamo ritrovati come Ultimate Flow».

Buona fortuna Aurelio.

Laura De Angelo

(studentessa del corso di Ottopagine organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)