Salernitana-Virtus Entella non sarà una gara qualunque per Carlo Ricchetti. Uno dei migliori interpreti nel ruolo di ala offensiva, ha realizzato 24 gol in 140 presenze con la maglia granata, conseguendo due promozioni: dalla C1 alla B nel 1993-94 e dalla B alla A nel 1997-98. Abbiamo intervistato "il re del taglio" in vista della sfida di sabato all'Arechi.
Se le diciamo Salernitana, cosa le viene in mente?
"Anni stupendi della mia carriera da calciatore. Salerno è una piazza che mi ha forgiato particolarmente da un punto di vista calcistico e la Salernitana è stata una società nella quale ho espresso al massimo le mie potenzialità. In maglia granata ho segnato diversi gol, ma ritengo che il più bello sia stato quello siglato contro la Reggiana: torneo di B 1997-98, tiro dal limite dell'area e sfera che si insacca dopo aver incocciato la parte bassa della traversa. Il popolo granata mi elesse 're del taglio': ero particolarmente bravo nell'effettuare durante le partite i movimenti provati in settimana, grazie ai quali mi smarcavo, riuscendo spesso e volentieri a segnare o a fornire assist invitanti".
Qual è stata la partita disputata all'Arechi nella quale si è emozionato maggiormente, giorno della promozione in A escluso?
"Sicuramente la semifinale di ritorno dei playoff 1993-94 contro la Lodigiani. Ricordo uno stadio stracolmo e ribollente di gioia. L'Arechi era un catino infernale. Poi metterei la finale vinta al San Paolo contro la Juve Stabia: lì raccogliemmo una immensa soddisfazione".
Che effetto le fa essere il secondo di Roberto Breda?
"E' una gran bella esperienza. Il nostro rapporto particolare si è creato sul rettangolo verde ed è proseguito anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo. Siamo grandi amici, prima che colleghi di lavoro e ciò facilita ogni cosa. Ricordo che fummo chiamati da Lombardi anche ad allenare le compagini giovanili, durante il suo primo anno di presidenza. Le cose non andarono granché bene, ma ricordo che si era reduci dal fallimento e le squadre furono abbastanza improvvisate. Infatti non mi vengono in mente calciatori da me allenati durante quella stagione che attualmente siano riusciti ad emergere nel calcio che conta".
Quali differenze riscontra tra la B di oggi e quella da lei giocata a metà anni Novanta con la Salernitana?
"Sicuramente prima vi era maggiore qualità negli interpreti. Basti pensare che vi erano squadre di primissimo ordine quali l'Udinese o il Piacenza, che potevano fregiarsi della presenza in rosa di elementi di un certo spessore quali, ad esempio, Carnevale o Pippo Inzaghi. Oggi si cerca di sopperire alle carenze tecniche con la corsa, l'agonismo e l'organizzazione collettiva".
Lei e Breda vi aspettavate di essere così in alto in classifica a questo punto del campionato?
"E' normale che ogni qualvolta si intraprenda un progetto si cerchi di impegnarsi affinché innanzitutto venga preservata la base solida su cui è fondato e poi ci si applichi ai fini di un miglioramento della posizione in classifica centrata nel passato campionato. Siamo un gruppo affiatato e siamo consapevoli delle nostre qualità".
Cosa ci dice di Tremolada, forse l'elemento maggiormente dotato da un punto di vista tecnico?
"E' un ragazzo estroso e che ha una tecnica di tiro molto elegante e particolare, quasi alla sudamericana. E' un bel giocatore e potenzialmente può migliorare. Deve mantenere sempre la testa sulle spalle, senza esaltarsi particolarmente".
Che gara si aspetta sabato?
"L'Arechi farà la sua parte: è uno stadio che fa un certo effetto. Non dovremo farci condizionare dal calore ambientale, provando a giocare sulla falsariga delle ultime gare. La Salernitana è una squadra attrezzata per fare bene, sa che per stare in alto in classifica occorre far punti: siamo consapevoli che cercheranno in tutto i modi di dare continuità alla mini striscia positiva, ma cercheremo di fare del nostro meglio, disputando la gara con l'intento di sfruttare le nostre armi migliori".
Corrado Barbarisi