Salerno

I suoi soliloqui sull’afflusso di pubblico allo stadio fanno storcere il naso, ma su un punto siamo decisamente d’accordo con il presidente Lotito: questa Salernitana, sulla carta, è inferiore soltanto alle tre retrocesse e, forse, al Bari. Per il resto, i granata hanno le potenzialità per giocarsela alla pari con tutti e per vivere una stagione da protagonisti assoluti senza porsi limiti, né obiettivi. Prendiamo la difesa, ufficialmente sotto esame per il gran numero di gol subiti sin qui. In B nessuno può vantare cinque centrali di spessore come Bernardini, Schiavi, Tuia, Mantovani e Luiz Felipe, sulle fasce gente come Laverone, Perico e Vitale avrebbe il posto garantito ovunque per qualità ed esperienza. Cosa manca, allora, per diventare imperforabili? Quell’equilibrio tante volte sbandierato da Sannino e che ieri è stato accantonato in favore di un tridente offensivo che, sino ad ora, ha rappresentato il vero tallone d’Achille. Paradossalmente, quelle che dovevano essere le certezze si stanno trasformando in un boomerang e toccherà all’allenatore trovare una soluzione in tempi rapidi per non perdere ulteriori punti per strada. Rosina, il fuoriclasse della squadra, è un equivoco tattico e gioca troppo lontano dalla porta, Donnarumma ha collezionato un’altra insufficienza, Coda ha segnato la terza rete stagionale, corre come non lo avevamo mai visto, ma manca di cattiveria sotto porta nei momenti decisivi.

L’interrogativo è legittimo: il reparto è sopravvalutato o Sannino non riesce ad esaltarne le qualità? La verità sta nel mezzo. Coda e Donnarumma, pur avendo contribuito in modo determinante alla salvezza della Salernitana l’anno scorso, non sono dei fuoriclasse ed avrebbero bisogno di maggiore “concorrenza”, Rosina non può vincere da solo le partite e, se in giornata no, bisogna avere il coraggio di sostituirlo a favore, magari, di gente meno forte, ma affamata e desiderosa di mettersi in mostra. Il rimpianto, ad ogni modo, è quello di non aver reso per quelle che sono le ottime potenzialità della rosa costruita in estate da Lotito, Mezzaroma e Fabiani e sicuramente la dea bendata non ha dato una mano. Proviamo a riavvolgere il nastro e ad analizzare con lucidità tutte le partite giocate sin qui, con annessi gol incassati: lo Spezia ha pareggiato su un rimpallo, il Verona capolista è stato messo sotto per un’ora, con il Vicenza la Salernitana meritava quanto meno un punto, a Ferrara sono stati decisivi tre errori individuali al termine di una prestazione positiva (con annesso rigore solare negato), a Brescia i granata hanno dominato subendo una rete rocambolesca sull’unico vero tiro in porta dei padroni di casa, ieri l’Entella ha sfruttato un assist di Vitale salvandosi al 94’ grazie al palo.

Quando, però, gli episodi si ripetono non può essere sempre frutto di caso o sfortuna: Sannino- che spesso dà l’impressione di “accontentarsi”- dovrebbe far acquisire alla squadra una mentalità vincente, far capire alla Salernitana che ha i mezzi per poter disputare un grande campionato. Per farlo serve equilibrio tattico e raziocinio, oltre ad una sana gestione del gruppo che ha da sempre contraddistinto il trainer di Ottaviano. La sua posizione non è in discussione, sul piano del gioco si può rimproverare poco ad una Salernitana che cresce gara dopo gara, ma martedì bisogna vincere e basta per dare una svolta a questa stagione ed iniziare a mettere nel mirino la zona sinistra della classifica. 11 punti sono pochi, troppo pochi per una squadra spinta da una tifoseria come sempre determinante e che ha tutto il diritto di divertirsi dopo quanto accaduto l’anno scorso. Lo meritano loro, lo merita una società che, con i fatti, sta dimostrando di voler arrivare in alto. Ora tocca ai calciatori e all’allenatore: ad Ascoli per vincere ,sperando che ogni tanto gli episodi sorridano ai colori granata.

Gaetano Ferraiuolo