Benevento

Ventuno anni, così divisi: 14 anni e 6 mesi per tentato omicidio (e armi), contestato con le aggravanti dei futili motivi e della premeditazione, il resto – 6 anni e 6 mesi e 30mila euro di multa - per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Le accuse – per altri capi di imputazione per violenza privata e danneggiamento è stata invece proposta la dichiarazione di intervenuta prescrizione – a carico di Renato Morante, 48 anni, di Benevento, di cui questa mattina il pm Marcella Pizzillo ha chiesto la condanna nel processo per il ferimento di Giovanni Vesce, 40 anni, di San Giorgio del Sannio, centrato nel 2003 da tre colpi di pistola che lo avevano spedito su una sedia a rotelle, dove era rimasto fino al 2006, quando era morto.

Un processo “complesso” su una storia intrecciata con altre che pure sono approdate nelle aule del Tribunale. Al centro di indagini dirette dal sostituto procuratore Antonio Clemente e condotte dai carabinieri, sfociate in un dibattimento seguito dalla collega Nicoletta Giammarino, poi trasferita a Napoli, ed infine 'planato' lo scorso 16 settembre sulla scrivania della dottoressa Pizzillo, che in poco più di un mese ha dovuto tirarne le conclusioni. Lo ha fatto nella convinzione che l'istruttoria abbia fatto emergere “indizi gravi, precisi e concordanti su Morante, sulla sua responsabilità”.

Un'argomentazione supportata dalle “indicazioni della vittima, dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, dalla ricostruzione dei passaggi di proprietà della Range Rover verde scuro”. Il fuoristrada dal quale, in base all'impostazione della Procura, il pomeriggio del 28 agosto 2003 erano stati sparati i colpi – calibro 6.35 – che avevano bersagliato Vesce. Che, in sella ad un ciclomotore Honda Sha 150, stava raggiungendo la ditta di impianti termoidraulici, con sede nel capoluogo, di cui era dipendente. Mentre transitava lungo contrada Piano Cappelle, all'improvviso, all'imbocco di una curva che piega a destra all'altezza dell'ingresso di un'officina meccanica e di un negozio che vende pasta fresca, un fuoristrada verde con due uomini aveva affiancato il mezzo e l'aveva fatto sbandare, facendolo finire in una cunetta. Poi, dal finestrino del passeggero, erano stati esplosi tre colpi di pistola contro l'allora 37enne, ferito al collo ed al polmone destro.

Gravissime le conseguenze: da quel momento per l'uomo era cominciata un'esistenza sulla sedia a rotelle, terminata nell'agosto del 2006. A sparare, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Morante, che l'avrebbe fatto – questa l'ipotesi, sempre respinta dall'interessato - per gelosia nei confronti di tutti coloro che in passato avevano avuto rapporti di frequentazione o conoscenza con la moglie.

Morante era stato destinatario nel 2007 di un'ordinanza di custodia cautelare per un'altra vicenda, poi annullata dal Riesame nella parte relativa al tentato omicidio di Vesce, i cui familiari, parti civili, sono rappresentati dall'avvocato Vincenzo Sguera. Un nuovo appuntamento in aula è previsto il 31 ottobre: spazio alle arringhe degli avvocati Carmine Monaco e Paolo Piccialli, cui seguirà la sentenza del collegio giudicante.

Come è noto, dopo l'annullamento deciso dalla Cassazione, che ha rinviato gli atti alla Corte di appello, della condannna a 16 anni e 9 mesi, confermata in secondo grado, per il tentato omicidio di Roberto De Santis, da due mesi Morante è tornato in libertà per decorrenza dei termini di custodia. Di qui, dunque, un nuovo giudizio d'appello. La stessa Corte di appello deve invece ancora esprimersi su una condanna a 12 anni per armi – oggi è in programma un'udienza -. A giugno 2015, infine, Morante è stato assolto dall'accusa di tentato omicidio del cognato.

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