Benevento

Diciamolo senza troppi giri di parole: il Benevento di Trapani soccomberebbe in moltissimi confronti di questo campionato. E non ci tirano su le parole di Cosmi quando dice che i tifosi sanniti non devono preoccuparsi perché il Benevento in fondo non ha perso contro l’ultima… A noi la squadra amaranto non è piaciuta affatto, anzi è sembrata avere tutte le sembianze di una squadra che finirà per lottare per non retrocedere. E dunque, ci perdoni Cosmi, ma ci preoccupiamo. Il Benevento in questo momento mostra molti gap rispetto alle altre concorrenti della B.

La condizione. Il primo, forse quello più importante, è di carattere fisico. Lo ha detto anche Baroni: “Se l’avversario entra quaranta volte in scivolata e vince tutti i contrasti, vuol dire che non siamo proprio entrati in partita”. Non è un caso che da quattro gare a questa parte i giallorossi arrivano secondi su troppi palloni e gli avversari sembrano immettere più agonismo nella contesa. L’agonismo fa rima con condizione, se le gambe non girano, gli altri arrivano evidentemente prima. Senza contare che ci si intruppa nella difesa avversaria quando c’è poco movimento senza palla, che sembra uno dei difetti attuali di questo Benevento.

Questione tattica. Il secondo problema è tattico. Almeno lo è stato contro il Trapani. Se non si può competere col ritmo degli avversari, meglio imporre il proprio. Per farlo servono giocatori che sappiamo fare i metronomi in mezzo al campo, come Buzzegoli o De Falco, non certo come Chibsah o Del Pinto che si adattano al ritmo frenetico degli avversari. L’altro problema è sugli esterni: Melara non è al meglio, Yakimovski si è fermato, Pajac non è pronto. Fino a che il “parco esterni” sarà in queste condizioni non sarebbe meglio adattare il centrocampo come Baroni ha fatto contro il Perugia? Almeno si evita all’avversario di avere il sopravvento.

Arriva lo Spezia. Avversario peggiore non poteva arrivare sabato. La squadra di Di Carlo ha proprio le caratteristiche che non piacciono al Benevento: forza fisica, aggressività (anche troppa), gioco duro, ritmo forsennato, magari a scapito qualche volta della precisione. Il Cittadella, a cui il fisico non manca, ha sudato le proverbiali sette camicie per portare a casa un pari. Da quella partita il Benevento deve trarre utili indicazioni. Lo Spezia ha messo in difficoltà i veneti quando ha premuto il piede sull’acceleratore e posto la sfida sul piano fisico. Ha invece sofferto quando il Citta è riuscito a giocare ai propri ritmi, preferendo la precisione al gioco frenetico. In campo si è quello che si sa di essere. Non conviene sfidare gli avversari sul proprio terreno preferito.

Cambiare. A questo punto a Baroni conviene cambiare qualche pedina, dare un po’ di riposo a chi ha tirato di più la carretta. Ci sono ragazzi che scalpitano, da Gyamfi a Bagadur, da Camporese a Pezzi a Puscas, che forse potrebbero ridare freschezza alla squadra imbolsita di Trapani. Francamente non vediamo come si possa contendere la posta in palio ad una squadra come lo Spezia se non si interviene sulla formazione scesa in campo al Municipale. 

Franco Santo