Avellino

Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre del 1999 sull'edizione cartacea di Ottopagine. Il delitto Napolitano, dopo quello del giovane imprenditore Modestino Corrado, racconta un periodo terribile per la provincia di Avellino. Omicidi, attentati, violenza diffusa. E' tutta opera del clna Partenio. Ma all'epoca non è ancora stata accertata l'esistenza del gruppo camorristico.

di Luciano Trapanese

A quell'ora doveva essere nella caserma di via Roma per sottoporsi al test del dna insieme ad altri quindici indagati per l'omicidio di Modestino Corrado.

Ma dai carabinieri non ci è mai arrivato. La sua vita è finita la notte scorsa. Spezzata a colpi di pistola.

Una esecuzione fredda, spietata, commessa da una persona che la vittima conosceva bene. Di cui si fidava. Due colpi, uno alla tempia e l'altro all'addome. Paolo Napolitano, 37 anni, pregiudicato di Quadrelle, non ha avuto scampo.

Erano le 8,30 quando una telefonata ha avvertito i carabinieri della compagnia di Baiano. «In una stradina, tra Avellino e Monteforte, c'è una vettura ferma. E dentro un uomo ammazzato». Una chiamata anonima, ma attendibile.

Sono iniziate le ricerche. Difficili. La vettura, una Bmw 5.25, con targa straniera, era parcheggiata in una viuzza poderale, nella zona Valle Pesce, tra Monteforte Irpino e Contrada Bagnoli. Nell'abitacolo il corpo senza vita di Paolo Napolitano. E pochi indizi. Niente – sembra – che possa rivelarsi utile per le indagini.

Nel frattempo, in una stanza della caserma di via Roma, gli altri indagati del delitto Corrado erano tutti in attesa. Dovevano essere sentiti e sottoposti – se volevano – al test del dna. Test da confrontare con quelli effettuati sui reperti (capelli e cicche di sigaretta), trovati sul luogo della feroce esecuzione di Mercogliano.

La notizia del delitto si è diffusa velocemente, colorando di tinte ancora più inquietanti – se possibile – il delitto Corrado. Con una domanda inevitabile: perché è stato ucciso Napolitano proprio il giorno della convocazione dai carabinieri?

Quei due colpi di pistola sono stati esplosi con mano ferma (poi si scoprirà che nello stesso foro alla testa c'erano due proiettili ndr). Paolo Napolitano non ha avuto la possibilità di difendersi, di abbozzare una seppur minima reazione. Lui, robusto, alto, è stato colpito di sorpresa. Prima all'addome. E poi finito con il proiettile alla tempia.

I carabinieri hanno subito avviato le indagini. E anche per questo gli indagati sono rimasti in caserma.

Sul luogo del delitto il piemme di turno, Angelo Capozzi. Dopo qualche minuti è arrivato anche il sostituto procuratore della dda, Domenico Airoma, che conduce le indagini sul delitto Corrado. Segno evidente, se ce ne fosse bisogno, di un legame tra i due omicidi.

Sono state perquisite le abitazioni di tutti gli indagati che erano dai carabinieri. Case setacciate a lungo, alla ricerca di un qualsiasi indizio. Ma non solo. I carabinieri hanno anche fermato e interrogato numerosi pregiudicati avellinesi. Retate portate a termine nella speranza di trovare uno spiraglio, di fare almeno un po' di luce su un delitto che resta avvolto nel mistero. Le ricerche sono andate avanti senza sosta fino a notte fonda. Sono al lavoro anche gli agenti della squadra mobile della questura.

La parola “avvertimento” è quella che circola con maggiore insistenza tra inquirenti e investigatori.

Paolo Napolitano è stato condannato la scorsa settimana a tre anni e sei mesi di reclusione per estorsione e incendio doloso. C'è un legame tra quella sentenza e l'esecuzione? Qualcuno ha forse temuto che il 37enne fosse diventato troppo vulnerabile? Sono domande al momento senza risposta.

La pista seguita dagli investigatori è precisa: l'emergente malavita locale, sanguinaria e temibile. Guidata da qualche boss esperto.