Erano i manicomi criminali. Poi li hanno chiamati Opg. Infine gli ospedali psichiatrici giudiziari sono stati aboliti nel 2013 ma chiusi definitivamente solo nel 2015. Ora ci sono i ‘centri del servizio di salute mentale penitenziaria’.
La storia che vi raccontiamo arriva da lì. Si forma dietro le mure ma supera barriere e cancelli. E vince in una competizione in cui le parole d’ordine sono speranza e rinascita.
Come trascorre il tempo in un centro di salute mentale penitenziario? Cosa accade dall'alba al tramonto? Le ore si contano per uscire o per morire?
A Benevento lo hanno raccontato gli stessi detenuti con un progetto speciale: Liberinarte, realizzato con il Ce.S.Vo.B Cantieri di Gratuità e il Liceo Artistico di Benevento nella Casa Circondariale diretta da Maria Luisa Palma.
Da aprile a giugno i detenuti del Centro Diurno del Servizio di Salute Mentale Penitenziaria “Giallo Basaglia” si sono impegnati nel progetto artistico che ha appena ricevuto un premio. Si intitola “Il tempo in croce” l’opera composta da 12 tele che descrive lo scorrere del tempo all’interno delle mura. Un lavoro che è stato giudicato tra i migliori e più rappresentati al concorso “Arte dal carcere: verso il futuro” bandito dalla città di Massa Carrara, tanto che sarà in mostra nell’aula della Corte d’Assise del centro toscano dal 6 novembre al 30 settembre 2017.
“Il tempo in croce” è il risultato del laboratorio condotto dal professor Biagio Maio del Liceo Artistico di Benevento con gli alunni della classe VC dello stesso istituto e in collaborazione con tutta l’equipe di “Giallo Basaglia”.
Dalla curiosità degli alunni nell’incontrare i detenuti è nata l’idea di rappresentare il tempo all’interno del carcere, mediante la realizzazione di 12 tele
Ogni tela raffigura un momento della giornata. Dall’immagine degli spaghetti che rappresentano l’ora del pranzo, vissuta dai detenuti come tempo durante il quale possono liberamente esprimersi e far riaffiorare alla propria mente sapori ed odori sempre meno familiari, e proprio come scorre il tempo in una cella anche le tele scandiscono i diversi momenti trascorsi in compagnia.
A rappresentare attimi di aggregazione ci sono le carte, sempre pronte su un tavolino per cercare di accelerare il tempo e far arrivare il prima possibile la luna e con essa la notte, quella che mette a riposo i pensieri.
In ultimo, ogni mattina a dare la sveglia è il rumore del ferro delle sbarre, la battitura. Ogni colpo sul ferro rappresenta quella tumultuosa routine che per fortuna ed inesorabilmente passa, per dare inizio ad un nuovo giorno.
Al centro delle tele vi è la fessura della serratura con il mondo fuori, circondata dalle impronte digitali di tutti i partecipanti al progetto, detenuti, alunni, operatori e volontari. Appesa ad un filo, la chiave, simbolo che può rappresentare due opposti, la “chiusura” ma anche “ l’apertura” verso il mondo esterno.
E se il premio rappresenta una grande soddisfazione il risultato più bello è arrivato dagli incontri con i quali i detenuti hanno avuto la possibilità di entrare a contatto con il mondo esterno attraverso l’arte. E poi il messaggio lanciato al mondo esterno. Gli operatori lo raccontano così: una vita routinaria, troppo spesso deprivata che diventa un catalizzatore di disagio psichico. Questa esperienza può essere considerata un laboratorio di ricerca per la salute mentale penitenziaria. Questo modello può essere allargato a tutta la struttura penitenziaria, al fine di migliorare la gestione della salute mentale in carcere, prima ancora della malattia. La semplicità con cui può essere espressa l’arte rappresenta un “calcio”, che poco alla volta è riuscito ad abbattere un muro che con il tempo è stato eretto tra il mondo esterno e quello dentro le mura”.
Mariateresa De Lucia