Tutti assolti. “Il fatto non sussiste”. L'ha sentenziato intorno alle 16.30 il Tribunale di Benevento per i ventidue ex o attuali sindaci (un ventitreesimo è nel frattempo deceduto) coinvolti nel processo sull’inquinamento dei fiumi Calore, Sabato e Isclero, nato dall’inchiesta del sostituto procuratore Antonio Clemente e della forestale.
L'assoluzione dalle accuse di disastro ambientale colposo ed omissione in atti di ufficio è stata stabilita per Biagio Supino (Airola, dal 2001 al 2011); Raimondo Mazzarelli (Casalduni), Fausto Pepe (Benevento, dal 2006 al 2016); Giuseppe Bozzuto (Castelpagano); Antonio Orlacchio (Cautano); Alessandro Crisci (Durazzano); Giovanni Mastrocinque (Foglianise); Costantino Fortunato (Morcone); Domenico Ventucci (Ponte); Giorgio Nardone (San Giorgio del Sannio - dal 2001 al 2011); Angelo Ciampi (San Mar tino Sannita); Angelo Parrella (San Nicola Manfredi - dal 2006 al 2010); Pompilio Forgione (Solopaca - dal 2001 al 2011); Giovanni Cutillo (Torrecuso); Angelo Aceto (Paupisi); Giancarlo Schipani (Castelpoto - fino al 2011); Giuseppe Fuggi (Cautano - dal 2004 al 2009); Antonio Stasi (Durazzano- dal 2005 al 2008); Rosario Spatafora (Morcone -dal 2001 al 2007); Mario Meola (Ponte - dal 1999 al 2009); Michele De Figlio (San Martino Sannita - dal 2004 al 2009); Francesco De Nigris (Torrecuso - dal 2004 al 2009).
Come si ricorderà, il pm Donatella Palumbo aveva proposto la condanna ad 1 anno, ritenendo “provato il concorso nel disastro ambientale colposo”, per Mazzarelli Pepe, Bozzuto, Orlacchio, Crisci, Mastrocinque, Fortunato, Ventucci, Nardone, Ciampi, Parrella, Forgione e Cutillo; e l'assoluzione di Aceto, Supino, Schipani, Fuggi, Stasi, Spatafora, Meola, De Figlio e De Nigris. Inoltre, aveva chiesto che tutti fossero assolti dall'imputazione di omissione in atti di ufficio.
Una ricostruzione, quella della rapppresentante della pubblica accusa, contestata dai difensori per “l'assenza di qualsiasi prova sia rispetto al nesso causale tra le condotte addebitate agli amministratori e l'evento finale”, sia in relazione al disastro ambientale prospettato. Argomenti accolti dal collegio giudicante, che ha scritto la parola fine su un processo minato alle fondamenta durante l'udienza preliminare, quando il gup Sergio Pezza, su eccezione della difesa, aveva dichiarato inutilizzabili i risultati delle analisi chimiche perchè i prelievi erano stati eseguiti all’epoca senza che ai primi cittadini fosse stata data la possibilità di nominare un proprio specialista.
Avviata nell'ottobre del 2010, l'inchiesta, che in prima battuta puntava ad accertare una possibile situazione di contaminazione per terreni e colture, e il conseguente rischio sanitario, è stata corredata da relazioni dell’Arpac e dell’Istituto superiore di sanità e da una consulenza tecnica sullo stato dei corsi d’acqua per lo scarico di acque non depurate o depurate in modo non corretto.
Inizialmente erano stati coinvolti altri ventotto primi cittadini: per tredici di loro era arrivata l’archiviazione, per gli altri quindici il proscioglimento. Ora l'assoluzione degli ultimi ventidue amministratori, così come sollecitato dai loro legali: gli avvocati Luigi Supino, Pasquale Matera, Vincenzo Sguera, Luigi Diego Perifano, Pierluigi Pugliese, Carmen Esposito, Enzapaola Catalano, Italo Palumbo, Gianleonardo Caruso, Renato Milone, Nico Colangelo, Giancarlo Caporaso, Angelo Leone, Giacomo Papa, Marcello D'Auria, Domenico Bianculli, Giuseppe Sauchella, Camillo Cancellario, Aldo Minauro e Luigi Giuliano. Due le parti civili che si erano costituite: il Ministero dell'ambiente con l'avvocato Michele Gelardo e l'associazione Anpana onlus con l'avvocato Maria Morena.
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