di Luciano Trapanese
Ancora Striscia, ancora la polizia di Avellino. Che barba, che noia (per non dire altro). Ma soprattutto: che attacco gratuito. E sempre lo stesso. Il caffè bevuto durante l'orario di lavoro...
Come se dopo aver girato venti volte per la città (non ci vogliono più di cinque minuti in piena notte e senza traffico per attraversare l'intero capoluogo irpino), fermarsi per una pausa – con la radio accesa e pronti a intervenire – minasse la sicurezza dei cittadini.
E poi, abbiamo capito: Luca Abete è stato trattato male, il vice questore Elio Iannuzzi si è comportato con una violenza e una arroganza che giustificano una sanzione disciplinare e un trasferimento punitivo. Tutto giusto. Ma ora, con questo assurdo accanimento, gli autori di Striscia cosa mirano a ottenere?
O forse, semplicemente, sono a corto di argomenti e si abbeverano sempre alla stessa fonte pur di produrre uno straccio di servizio?
Abbiamo difeso Abete. Perché quello che ha subito – soprattutto in questura – è intollerabile. Ma è intollerabile anche l'accanimento della nota trasmissione televisiva contro l'operato della polizia, in particolare quella avellinese.
Si dice nel servizio: i poliziotti non dovrebbero mai dare dei riferimenti ai criminali, che se sono a conoscenza degli spostamenti delle pattuglie possono commettere impunemente reati altrove o – anche – colpire come e quando vogliono gli stessi poliziotti.
Ma signori di Striscia, ci siete mai stati ad Avellino? Avete mai letto il mattinale degli agenti? Avellino non è esattamente il Bronx (come si diceva una volta). Almeno rispetto ad altre realtà campane o a città di dimensioni diverse. Avellino non è Napoli. Ma neppure Salerno o Caserta. E' più simile per il numero di reati commessi a Benevento. Non proprio una trincea. Si può bere anche un caffè.
E comunque, un caffè non giustifica un servizio su una tv nazionale con relativo sputtanamento di chi compie il proprio dovere. Naturalmente senza ricordare che gli agenti percepiscono un ministipendio e che grazie agli straordinari arrivano a pagarsi proprio quel caffè.
Davvero, sembra una vendetta insensata. Vi siete permessi di toccare un nostro inviato. Non ci bastano le scuse. Non ci basta avervi esposto – anche giustamente – a una straordinaria gogna mediatica per il vostro comportamento. Non ci basta aver già raccontato di quei caffè. No, dobbiamo continuare...
Ora cari autori di Striscia, state andando oltre. Ma non solo perché questa esagerazione ci sembra fuori luogo. La questione è anche un'altra, e forse vi interessa anche di più. Si chiama audience: si sono stufati anche i telespettatori. E a nessuno interessa la conta dei caffè. Sul caso Abete poi, è stato detto e ridetto di tutto e di più. Avete anche ottenuto un risultato straordinario: le scuse del vice questore.
Il resto, tutto il resto. E' solo fango gratis su chi lavora anche per voi. Di notte. E ogni tanto beve un caffè.