di Andrea Fantucchio
(Clicca sulla foto di copertina e guarda lo speciale. A fine articolo tutte le foto) «Qui è tutto abbandonato dall'inizio degli anni '90. Ma noi ragazzi non ci siamo mai persi d'animo. Fino ad oggi almeno. Qualche estate fa abbiamo organizzato dei giochi e delle attività. Rimettendo i campi in sesto a spese nostre». Francesco è un ragazzo volenteroso che ama il suo quartiere, Bellizzi. Ha contatto Ottopagine dopo aver visto i nostri servizi di denuncia su Rione Parco, Valle e Borgo Ferrovia. Voleva mostrarci quello che lui stesso definisce, «L'ultimo quartiere di nome e di fatto della città di Avellino».
Il nostro viaggio si apre nel parco pubblico Vecchio Mulino. Una delle aree verdi frequentate da tante generazioni che si sono susseguite in quelle che un tempo erano splendide strutture: fra campi di calcio, basket, bocce. Oggi di fronte a noi c'è l'ennesimo buco nero cittadino.
Le reti metalliche che circondano i campi sono arrugginite e hanno perso dei pezzi. Così come gli spogliatoi sono distrutti. Le porte li ha fornite un uomo del posto, per tentare di preservare l'incolumità dei bambini.
«Lì dentro – racconta Francesco – alcuni ragazzi avevano adattato anche uno spazio. Un ritrovo con tavoli e sedie (li riprendiamo da una finestra rotta in alto), poi gli è stato tolto. Perché il campo e le strutture non sarebbero utilizzabili. E sappiamo bene che, se qui ci si fa male, non interverrà nessuno».
Quello che i ragazzi vorrebbero è un po' di attenzione in più, per un quartiere che da quando non è più circoscrizione, è sempre più dimenticato. A partire dal municipio che perde i pezzi, fino ad arrivare proprio agli spazi verdi. Anche intorno alla scuola, la situazione non è migliore rispetto a Parco Vecchio Mulino: fra erba alta, giostre inutilizzabili, panchine divelte.
Per non parlare della quotidianità. Lo stato delle strade è da mettersi le mani nei capelli: con buche enormi e dossi. Per paradosso, nonostante le tante difficoltà, sono proprio giovani come Chiara e Francesco a sentire maggiormente il senso di appartenenza al quartiere. E si danno da fare per non fare morire l'interesse intorno a Bellizzi. Organizzando manifestazioni sportive, denunciando quello che non va.
Anche perché sembra che ci si ricordi del quartiere solo in periodo di festa, a inizio settembre. O durante la Zeza. Poi, passato il Santo, ci si dimentica anche di Bellizzi. E tutto ritorna come prima. Se non peggio. Ora un lumicino di speranza è stato acceso dal bando di diciotto milioni destinato alle periferie. Anche Bellizzi dovrebbe ricevere la sua parte, con il rifacimento del vecchio municipio. E una riqualificazione generale. Continueremo a vigilare.
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