Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

L'attrazione è una questione di pelle, l'amore di costanza: chiunque fosse passato ieri sera al concerto di Arisa, avrebbe facilmente intuito che i presenti (oltre duemila) non sembravano essere né attratti né tanto meno innamorati dell'amministrazione di Avellino. Anzi. (Clicca sulla foto di copertina e guarda il video)

PIOGGIA DI FISCHI

L'episodio emblematico è accaduto pochi minuti prima che Arisa salisse sul palco. Il collega Alfredo Picariello con tanto mestiere è riuscito a far fronte ai rallentamenti tecnici e al ritardo dell'artista. La folla era comunque nervosa. Poi il presentatore, probabilmente su richiesta dei padroni di casa e quindi del Comune, ha chiesto al pubblico di porgere “un doveroso grazie all'amministrazione”. Ma è andata diversamente. Un mare di fischi si è sollevato dalla folla.

Un episodio figlio del momento e dell'attesa, certo, ma comunque indicativo di un affetto che fra i rappresentanti comunali e i cittadini non è mai scattato. Che il tiro al bersaglio al sindaco sia lo sport preferito di molti avellinesi è cosa risaputa, il peggior primo cittadino è infatti sempre l'ultimo che è stato eletto, ma è indubbio che la scarsa capacità di confronto di quest'amministrazione con la città ha spesso causato più di un problema ai rappresentanti comunali.

ERRORI DA LONTANO

Per paradosso questa giunta rischia di lasciare in eredità ai successori: la bonifica dell'Isochimica, la fine del cantiere di Piazza Libertà e di buona parte dell'area antistante al Duomo, nuovi accordi di fornitura del gas e dei rifiuti, e nonostante questo essere ricordata come una delle peggiori amministrazioni di sempre.

Per le troppe falle nella gestione del quotidiano, certo, ma anche e soprattutto per l'incapacità di porsi nei confronti dei cittadini, di comunicare i problemi e le azioni per risolverle.

In questi ultimi mesi, in realtà, l'atteggiamento di tanti amministratori è cambiato ed è aumentata la disponibilità nei confronti della stampa. Ma, con le prossime amministrative alle porte, anche questa inversione di tendenza così radicale rischia di rappresentare un boomerang e venir letta come un modo per prepararsi nuovamente alle urne.

E PER IL FUTURO?

Senza tirare in ballo la scuola di public speaking americana, sarebbe forse il caso che i prossimi amministratori imparino anche a saper interagire adeguatamente con i cittadini. Altrimenti, episodi come quelli di ieri sera, saranno sempre all'ordine del giorno.

Ovvio che la sola comunicazione non basti.

Un amministratore la città deve viverla, conoscerne le strade a menadito, confrontarsi con le problematiche di ogni quartiere, seguire una visione di medio e lungo termine ipotizzando uno sviluppo economico e sociale differente. Qui però il maestro di comunicazione non basta, ci vuole una scuola di politica. Una volta i partiti erano palestre eccezionali in questo senso, oggi tutti ne fuggono come la peste. Ma imparare a fare vera politica sarebbe una manna per lo sviluppo delle comunità, ad Avellino come altrove.