Dall'entusiasmo alla rabbia. Dal sogno al brusco risveglio. Alzi la mano chi dopo la vittoria a Livorno, datata 22 febbraio, avrebbe immaginato che due mesi dopo l'Avellino si sarebbe ritrovato a dover gestire la più significativa contestazione dell'era Rastelli. A Varese, i lupi, con una prestazione clamorosamente sottotono, ingiustificabile, al cospetto del fanalino di coda della Serie B, sono diventati causa del proprio male.
Avevano perso a Vicenza e a Catania; vinto solo due nelle ultime otto partite, da ieri diventate in nove, ma nessuno aveva battuto ciglio. Perché l'impegno, la voglia, era stata un'altra. In estrema sintesi, la vera goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza dei supporters non è legata ai risultati; all'ultimo risultato, ma ad un atteggiamento preoccupante. Bloccato, senza personalità, si è palesato un Avellino sgradevolmente inedito; lontano anni luce da quello che ha giganteggiato fino alla sesta giornata del girone di ritorno, totalmente involuto. La priorità è qualificarsi ai play off, nonostante tutto, ma, prima di tutto, non buttarsi via. Come fatto a Varese.
Un'altra giornata interminabile. Dopo il sabato ai confini della realtà, vissuto a Varese, è scivolata via un'altra giornata lunga e stremante sotto il profilo psicologico. Per tutto l'ambiente. Il rinvio del match a domenica ha ovviamente incrementato ulteriormente le già legittime aspettative dei tifosi, che, nel momento in cui è maturato il pareggio in casa dell'ultima forza del torneo, hanno sentito moltiplicarsi il sentimento di frustrazione e rancore nei confronti di una squadra, che non è stata in grado di regalargli una prova d'orgoglio; una vittoria che sarebbe dovuta arrivare a prescindere, in virtù dell'abisso in termini di stimoli con i dirimpettai. Con un piede e mezzo in Lega Pro. È allora se non altro comprensibile la contestazione esplosa nel pomeriggio, una volta trascorsa la mattinata, vissuta da dirigenti, calciatori e staff tecnico, nel chiuso dello spogliatoio, ad analizzare le più profonde motivazioni di una domenica deprimente. Un faccia a faccia così lungo da determinare l'annullamento del primo dei due allenamenti inizialmente in programma e far slittare la ripresa al primo pomeriggio.
Il test con la Primavera è diventato lo sfondo della delusione, in primo piano. Hanno parlottato tra di loro, i circa cinquanta tifosi giunti ad assistere alla partita, assistendo al primo tempo della gara con i ragazzi di Luperto come se nulla fosse. Ma, poco dopo l'inizio del secondo tempo, hanno iniziato a farsi sentire. Qualche epiteto urlato ad alta voce ai calciatori. Poi il via al confronto quando Pisacane ha guadagnato la via degli spogliatoi. Da vero leader, a testa alta, il difensore si è fermato ad ascoltare i supporters inviperiti, che, da par loro, più che focalizzare l'attenzione sugli obiettivi, anche se è naturale che le aspettative siano diventate sempre più alte col trascorrere delle giornate, hanno innanzitutto chiesto spiegazioni sul crollo verticale all'Ossola. Perché si può pareggiare o perdere, andare o non andare ai play off, ma a patto di far "sentire" che il massimo sforzo è stato prodotto. L'Avellino non è riuscito a farlo. Anzi. E la sensazione di sentirsi presi in giro, derivata fino alla cultura del sospetto, è dilagata, inesorabile. Poi ci hanno messo la faccia Massimiliano Taccone, De Vito e Rastelli, cercando di farsi garanti di un finale di stagione all'altezza delle aspettative. Non c'era il presidente, Walter Taccone. Ma non per disimpegno. Quello ingoiato a Varese, anche per lui, è stato un boccone troppo amaro.
Ricucire lo strappo. Sei giornate alla fine della regular season. L'Avellino si ritrova a dover difendere i play off. Un obiettivo da raggiungere con la spinta della propria gente. La voglia di ricucire lo strappo ha trovato riscontro nei prezzi popolari stabiliti per la gara con l'Entella, in programma sabato, alle 15. Una dimostrazione tangibile, dopo le rassicurazioni dei protagonisti, della volontà di voltare immediatamente pagina. Toccherà alla squadra dimostrare sul campo di essere sintonizzata sulle frequenze di questo desiderio manifestato, con un gesto concreto, dal club.
Porte aperte. Vuole farsi perdonare, l'Avellino. Ed anche per questo le porte degli allenamenti saranno spalancate fino a giovedì, il giorno precedente alla rifinitura a porte chiuse. Non era praticamente mai capitato in questa stagione. E centra probabilmente poco l'idea, manifestata da Rastelli, di non aver "più nulla da nascondere". Vuole sentire il calore e la pressione della sua gente, l'Avellino. Deve sentirli.
Il notiziario. Oggi, in occasione del test con la Primavera, terminato 8-1, erano fermi ai box Soumarè (fascite plantare). Ha svolto lavoro di recupero Regoli (contusione al quadricipite della coscia sinistra). Regolarmente in gruppo Vergara e Zito, usciti malconci dalla sfida lombarda. Domani, unica seduta di allenamento alle 15. Domenica non si poteva sbagliare. Figuriamoci ora. È appena iniziata una settimana diversa da tutte le altre. La più importante e delicata del triennio targato Rastelli.
Marco Festa