di Marco Festa – Inviato a Pescara

L’Avellino torna in campo dopo una batosta epocale. Domenica scorsa, sembra ieri. Ventiquattro minuti formato harakiri per scrivere una delle pagine più dolorose della propria storia calcistica: da 2-0 a 2-3 al “Partenio-Lombardi”, per mano degli acerrimi rivali della Salernitana. Il tempio profanato. Una sconfitta allucinante; così cocente da far passare ingenerosamente in secondo piano praticamente tutto: dal campionato, solo alla decima giornata e di cui i lupi sarebbero potuti essere capolista almeno per una serata senza lo sciagurato finale contro i granata; alla classifica, in cui l’Avellino è ottavo, nel gruppone delle cinque squadre appaiate a 13 punti (il Bari battendo 4-2 il Cittadella, al “San Nicola”, è volato al terzo posto, ndr). Ribaltate in un momento tutte le convinzioni maturate nel tempo, nei confronti di singoli e collettivo: Novellino da salvatore della patria a bollito; il gruppo da competitivo nell’interezza della sua rosa a lacunoso per buona parte dei suoi interpreti. Pure questo è il calcio. Il calcio è però pure questo: un giorno ribalti l’Empoli, l’altro crolli come l’Empoli. Detto ciò è inutile negarlo: per lavare l’onta servirà tempo, pazienza, risultati. E l’alone della macchia rimarrà in ogni caso. Impressa negli annali. Ma in ogni caso il passato non si cambia. Non resta dunque che imboccare una delle due direzioni del bivio dinanzi a cui si è arrivati: la prima è quella conduce in un vicolo cieco in cui smarrirsi definitivamente soffermandosi a recriminare, ritenendo una partita più importante di una stagione; la seconda è quella che porta a una virtuale autostrada a tre corsie in cui acquisire, marcia dopo marcia, la velocità per un cammino travolgente e spedito. Senza più alcuna sosta: già dato ampiamente.

Pescara – Avellino vale perciò più del derby: è l’inizio di un nuovo percorso, che nasce sulle macerie di una partita dopo la quale nulla sarà mai più come prima. Nel bene o nel male. Accartocciarsi sotto il peso dei fantasmi e del senso di colpa o risorgere come una fenice dalle proprie ceneri e spiccare il volo. L’Avellino non ha vie di mezzo. Il campo rivelerà dove può e vuole andare a parare già a partire da questo pomeriggio, alle 15, allo stadio “Adriatico-Cornacchia”: qui i padroni di casa non vincono dalla prima giornata e - a proposito di rimonte che fanno male - hanno dilapidato prima tre gol di vantaggio contro il Frosinone e poi due contro la Virtus Entella, previo poi cedere l’intera posta in palio al Cittadella. Non è però tempo di spulciare i numeri. Quelli bisogna dimostrare di averli sul terreno di gioco, nonostante le defezioni (vade retro alibi). Il 4-4-2 di Novellino contro il 4-3-3 di Zeman: i due tecnici più esperti e vincenti della Serie B. Undici uomini per il riscatto e tante possibili novità: Radu tra i pali, la certezza. In difesa due ballottaggi: il primo tra Rizzato e Pecorini, il secondo tra Suagher e Marchizza, in ordine di chance d’utilizzo. Ngawa e ‘bomber’ Kresic sono invece certi di una maglia da titolare: il belga verrà dirottato a sinistra in caso di partenza dalla panchina dell’ex Trapani, ma pure se Laverone, che dovrebbe essere preferito a Molina come quarto di centrocampo a destra, fosse arretrato proprio per far fronte all’eventuale ‘panca’ per Rizzato. Avanti pure con D’Angelo e Di Tacchio lì in mezzo. Riecco Bidaoui sull’out mancino per far male alla linea altissima della difesa pescarese, che però non sembra molto zemaniana in queste prime uscite. Là davanti Asencio più che Castaldo al fianco di Ardemagni.

“Gol fatti e subiti parlano di una squadra che segna tanto e subisce tanto, ma non giocano come noi” ha invece commentato quasi stizzito Zeman in sede di presentazione della partita. Il boemo, tra gli ex di turno, deve aggiungere pure Coulibaly all’elenco dei suoi preventivati 6 indisponibili. Mazzotta o Balzano cursore di fascia sinistra? Unico dubbio. E allora sì, è tempo di tornare a giocare. Per fortuna o meno male? Si vedrà. L’Avellino deve avere la forza di tornare padrone e non vittima del proprio destino.

Pescara – Avellino: le probabili formazioni.

Stadio “Adriatico-Cornacchia” (ore 15)

Pescara (4-3-3): Fiorillo; Zampano, Coda, Perrotta, Mazzotta; Palazzi, Kanoutè, Brugman; Mancuso, Pettinari, Capone. A disp.: Pigliacelli, Crescenzi, Balzano, Bovo, Ganz, Benali, Valzania, Elizalde, Fornasier, Carraro, Del Sole. All.: Zeman.

Squalificati: nessuno.

Indisponibili: Campagnaro, Cappelluzzo, Cocco, Coulibaly, Latte Lath, Proietti, Selasi.

Ballottaggi: Mazzotta – Balzano: 60% - 40%.

Avellino (4-4-2): Radu; Ngawa, Kresic, Suagher, Rizzato; Laverone, D’Angelo, Di Tacchio, Bidaoui; Asencio, Ardemagni. A disp.: Iuliano, Pozzi, Pecorini, Marchizza, Moretti, Camarà, Castaldo, Falasco, Gliha, Molina, Lasik, Paghera. All.: Novellino.

Squalificati: Lezzerini, Migliorini.

Indisponibili: Gavazzi, Morosini.

Altri: Evangelista.

Ballottaggi: Rizzato – Pecorini: 60% - 40% (se gioca Pecorini, Ngawa terzino sinistro); Laverone – Molina 60% - 40%; Suagher - Marchizza: 60% - 40%; Bidaoui – Molina: 60% - 40%; Asencio – Castaldo: 60% - 40%.

Arbitro: Daniele Chiffi della sezione di Padova. Assistenti: Enrico Caliari della sezione di Legnago e Niccolò Pagliardini della sezione di Arezzo. Quarto uomo: Cristian Cudini della sezione di Fermo.