Avellino

 

di Marco Festa

Quattro sconfitte nelle ultime cinque partite, ventuno gol subiti in dodici giornate: quasi due a partita. Sei battute d'arresto complessive: la metà delle gare giocate. E ancora: cinque k.o. lontano dalle mura amiche, con il blitz a Novara che resta l'unico sussulto positivo e proficuo di un rendimento esterno che finora ha fruttato, per l'appunto, soli 3 punti. I numeri dell'Avellino, che a Parma è tornato a cadere dopo aver abbozzato un risveglio per effetto del successo casalingo contro la Pro Vercelli, valgono più di mille parole; suonano come un campanello d'allarme che non si può più non ascoltare. Riduttivo ascrivere le problematicità, che si traducono in risultati negativi, a un aspetto meramente mentale, con cali d'attenzione, scarsa cattiveria agonistica e una fragilità psicologica che pure vanno messi nel calderone di una flessione verticale e preoccupante. Dalle recriminazioni alle soluzioni, anche dimostrando capacità e coraggio di cambiare: l'Avellino ha una sola strada per trovare nuovi e provvidenziali equilibri e riguadagnarsi la fiducia della sua gente, che ieri, al termine del match del "Tardini", ha urlato a chiare lettere tutta la propria insoddisfazione. Oggi si torna in campo. Lunedì prossimo, a Perugia, seconda trasferta consecutive. E stavolta sarà davvero vietato sbagliare. In primis per Novellino, che sembra aver esaurito il bonus di gratitudine del popolo irpino, ma che stamattina ha incassato la fiducia del club. Avanti, insieme. Ma il tempo per i mea culpa verbali è finito: ora servono i fatti. Servono i punti.