di Andrea Fantucchio
L’inchiesta sui diplomi falsi ad Avellino potrebbe essere giunta a una svolta. Questa mattina i carabinieri al comando di Quintino Russo hanno eseguito nuove perquisizioni domiciliari dopo quelle effettuate nell’abitazione di A.P. Il collaboratore della Cisl, ripreso dalle telecamere nascoste di “Striscia la Notizia”, in un servizio dedicato al presunto giro di diplomi falsi nel capoluogo irpino.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma dalle prime indiscrezioni sembra ci siano cinque indagati. I militari avrebbero ispezionato anche degli istituti formativi. Potrebbero essere vicini alla scoperta del "diplomificio". E Caserta non è più l’unica pista battuta. Ora il Procuratore capo Rosario Cantelmo e il sostituto Antonella Salvatore guardano anche nelle vicinanze del capoluogo irpino.
Nella scorsa perquisizione, i carabinieri avevano “fatto visita” alla sede della Cisl e all’abitazione di A.P. Erano stati sequestrati dei pc, delle memorie esterne e una ventina di fogli scritti a mano. Appunti che però non sembrerebbero avere una connessione diretta con l’inchiesta.
Oggi, però, qualcosa potrebbe essersi finalmente mosso. L’indagine segue due filoni. Gli inquirenti cercano la provenienza dei diplomi fasulli e i nominativi di chi ne ha usufruito per avere vantaggi nei concorsi. Un aspetto, quest’ultimo, davvero delicato. Se la truffa, come si ipotizza, è stata avviata anni fa: che ne sarà di questi ragazzi che hanno usufruito dei diplomi falsi? E i concorsi eventualmente falsati sono ancora da ritenersi regolari?
Valutazioni che potranno essere fatte quando gli investigatori avranno concluso la propria attività. Si cercano altri “mister 2000 euro”, come è stato ribattezzato A.P., che possano aver utilizzato enti ignari come i sindacati (la Cisl ha presentato denuncia ed è assistita dall'avvocato Ennio Napolillo), per avviare la propria attività. L'ipotesi di reato per A.P., difeso dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Gianfranco Iacobelli, è di falso ideologico.
Il costo dei diplomi variava, a seconda della tipologia. Per dattilografia si poteva pagare tra i 300 e i 350 euro. Per un diploma completo la cifra poteva arrivare fino a svariate migliaia di euro. Un sistema la cui diffusione sarebbe stata agevolata dal passaparola. Di quegli stessi ragazzi, molti neolaureati, che adesso probabilmente attendono con non poca apprensione l’evolversi dell’inchiesta. E le eventuali conseguenze personali.
Leggi anche di Ottopagine.it:
- Diplomi falsi, si allarga l'inchiesta. Nuovo blitz alla Cisl