Si allarga l'inchiesta sui diplomi falsi. Da Avellino potrebbe estendersi ad altre province e coinvolgere – come sembra – decine e decine di persone, soprattutto giovani. Questa mattina nuovo blitz dei carabinieri nella sede avellinese della Cisl Irpinia – Sannio. I militari del nucleo operativo provinciale, coordinati dal comandante Massimo Cagnazzo, hanno acquisito altra documentazione. Faldoni su faldoni.
Sono due i filoni che stanno impegnando i carabinieri coordinati dagli inquirenti della procura di piazzale de Marsico, coordinati dal Procuratore Rosario Cantelmo e dal sostituto Antonella Salvatore: la provenienza di questi diplomi fasulli. E il numero di persone che ne hanno usufruito per avere successivi vantaggi nei concorsi.
Si tratta di due aspetti delicati. Il secondo soprattutto: nulla esclude – se la truffa è stata avviata anni fa – che i giovani coinvolti, in particolare neo laureati, siano molti. Ma non solo, è da chiarire un altro punto: quante di queste persone hanno poi usufruito dei vantaggi acquisiti con quei diplomi fasulli? Domanda che poi ne impone un'altra: quei concorsi, eventualmente falsati da una certificazione “taroccata”, sono da ritenersi regolari?
Anche per questo un lavoro di indagine è stato avviato dagli ispettori della pubblica istruzione. La vicenda è delicata, e potrebbe avere una serie di conseguenze a cascata.
Una storia simile si è già verificata qualche anno fa, sempre ad Avellino. In quel caso la compravendita riguardava esclusivamente diplomi di scuola superiore. Molti ragazzi hanno dovuto rinunciare alla laurea, conseguita anni dopo. Altri al posto di lavoro, ottenuto proprio grazie a quel “pezzo di carta” poi risultato fasullo.
Di certo rischiano di essere iscritti nel registro degli indagati anche i compratori, e non solo le persone che hanno organizzato la truffa. E tra i promotori di questo imbroglio c'è una figura che si ripete con assidua regolarità. Per ora viene definita “Mister 2000 euro”, è il personaggio al centro dell'inchiesta: avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel procurarsi, proporre e piazzare i falsi attestati.
L'uomo avrebbe utilizzato gli ignari sindacati (la Cisl ha presentato denuncia ed è assistita dall'avvocato Ennio Napolillo), per avviare la sua attività. Fondamentale poi il passa parola tra i ragazzi. Il costo dei diplomi variava, a seconda della tipologia. Uno per dattilografia si poteva pagare tra i 300 e i 350 euro. Per un diploma completo la cifra era sensibilmente più alta, anche diverse migliaia di euro.
Gli investigatori sono impegnati a scoprire se “mister 2000 euro” abbia agito anche alle spalle di altre organizzazioni sindacali, e non solo.
Sulla provenienza dei certificati fasulli la pista più credibile porta per ora a Caserta. Ma si tratta di indiscrezioni. Sarà da stabilire anche se siamo di fronte a una iniziativa che fa capo a poche persone o se dietro – come sembra possibile – ci sia invece una organizzazione specializzata nel fornire falsi attestati e con ramificazioni estese un po' ovunque, soprattutto in Campania.
Dai documenti acquisiti questa mattina alla Cisl potrebbero arrivare altre importanti risposte.
elleti
