di Andrea Fantucchio
Cosa rischia chi insegna grazie a dei diplomi falsi, magari acquistati sottobanco? Se lo chiedono in tanti ora che l'indagine della Procura di Avellino, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo al comando del capitano Massimo Cagnazzo, è entrata nel vivo.
Ottopagine.it ve ne ha ampiamente parlato. Diversi gli istituti formativi privati ispezionati, sarebbero almeno tre: uno al centro di Avellino, un altro in Alta Irpinia e uno nel napoletano. Due dovrebbero essere gli indagati al momento: oltre ad A.P., il collaboratore Cisl denunciato da "Striscia la Notizia", anche un uomo di Castelfranci. E si stringe il cerchio intorno ai compratori, grazie a dei nomi che sarebbero venuti fuori durante le ispezioni.
Ma cosa rischiano “questi compratori"?
Quanto accaduto a Cosenza, per un'inchiesta analoga a quella di Avellino, può essere un utile esempio. Trentatré insegnanti indagati, tutti della provincia cosentina, accusati di falsità ideologica e falsità materiale in atto pubblico. Per gli inquirenti i documenti falsi venivano utilizzati dai docenti per l'inserimento sia nelle graduatorie a esaurimento che in quelle d'istituto per rendere possibile l'assunzione in scuole primarie e dell'infanzia. I professori indagati sono stati sospesi. Ma potrebbe essere soltanto l'inizio. Infatti, oltre a perdere il lavoro, diverse sarebbero le conseguenze penali da valutare caso per caso.
I reati che si configurano
Per i reati di falsità ideologica e falsità materiale in atto pubblico, le pene vanno da da un anno in su e, a seconda delle aggravanti, possono arrivare fino a oltre i sei anni. Inoltre per tutti i compratori potrebbe configuarsi anche il reato di "truffa ai danni dello Stato", con relative aggravanti.
All'aspetto penale, andrebbero aggiunte le conseguenze sul piano lavorativo. Se le sospensioni fossero tramutate in licenziamenti, poi ci sarebbero posti vuoti da riempire. E quindi, probabilmente, dovrebbero scalare in avanti i candidati che si sono piazzati alle spalle dei vincitori nei concorsi invalidati.
Chiaro che un simile scenario potrebbe avere conseguenze imprevedibili per tanti istituti formativi della Regione. Se la traccia investigativa seguita dal Procuratore, Rosario Cantelmo, e dal sostituto, Antonella Salvatore, si rivelasse corretta. E, cioè, se venisse fuori uno strutturato sistema di compravendita dei diplomi, realizzato attraverso istituti compiacenti, enti che sapevano, e collaboratori esterni che si occupavano di eseguire la vendita.
Un'ipotesi, che prende sempre più corpo
Finora, infatti, gli inquirenti hanno acquisito diverse memorie elettroniche, pc, appunti scritti a mano, verbali di esame. Ora, proprio dallo studio di questi elementi, potrebbe arrivare la svolta decisiva per scoperchiare un inaspettato vaso di Pandora. Tutti sono in attesa, a partire da quei candidati che da tempo denunciano presunte irregolarità durante gli esami. E che ora potrebbero vedere finalmente riconosciuto quanto è stato loro negato.
Per capirne di più leggi anche questi articoli di Ottopagine.it:
1) Diplomi falsi: nuovi blitz alla Cisl
2) Diplomi falsi, inchiesta si allarga: nuovi blitz della Procura
3) Diplomi falsi, inquirenti sui compratori: fra Irpinia e Napoli