di Andrea Fantucchio
Prostitute e camorra. Potrebbe essere un vaso di pandora l'inchiesta dell'antimafia di Napoli che investe l'Irpinia. Ve ne abbiamo parlato ieri (Leggi l'articolo).
Le dichiarazioni del pentito:
Una delle chiavi investigative è rappresentata dalle dichiarazioni di Ciro Ferrara. Un pentito già noto nel mondo della malavita napoletana. La sua testimonianza ha permesso di ricostruire i mesi successivi all'arresto di Carlo Lo Russo, boss del "clan dei Capitoni". Famiglia che per quasi trent'anni si è attestata come protagonista del panorama criminale campano. Prima come strenui avversari dell'egemonia cutoliana e poi come membri di rilievo dell' «alleanza di Secondigliano».
Lo Russo ha descritto le frizioni fra i sottogruppi del clan camorristico. Dissidi forse alla base di un duplice omicidio: quello di Carlo Nappello, detto “pavone”, e del nipote omonimo. Entrambi crivellati di colpi di armi da fuoco a Miano.
Ma che c'entra con l'Irpinia?
Il pentito, ascoltato dai magistrati napoletani, avrebbe tirato in ballo dei riferimenti vicini a uno degli storici clan criminali del Vallo Lauro. Dichiarazioni che hanno acceso i riflettori sulla provincia di Avellino. Un giro di cocaina: questa è stata la prima ipotesi. Smerciata grazie ai potenti contatti dei clan autoctoni i cui affari in passato già si sono incrociati con i sodalizi criminali napoletani.
Un rapporto affrontato anche dalla recente relazione della direzione investigativa antimafia. Dalla quale emerge come l’Irpinia risenta di infiltrazioni di gruppi criminali napoletani e casertani.
Dalla droga agli incontri a luci rosse:
Ben presto, però, l'attenzione degli investigatori è stata virata altrove. Prostituzione. Un vasto giro con protagoniste numerose escort straniere: per lo più sudamericane, di tutte le età. Incontravano i clienti in case private fra Avellino e Salerno. Questo sarebbe quanto emerso dalle numerose intercettazioni ambientali e registrazioni telefoniche. La Mobile di Avellino ha ispezionato diverse strutture fra Cesinali, Solofra, Serino, e poi si è spinta fin nel salernitano. Proprio qui si muoveva una delle figure al centro dell'inchiesta: si tratta di un cittadino romeno. Forse un “gancio” con altri riferimenti della zona. Oltre che nelle abitazioni degli altri cinque indagati, alcuni collegati da legami di parentela.
I pm Giuseppe Borrelli, Liana Esposito e Henry John Woodcock, non escludono collegamenti con altri clan del territorio campano. L'indagine è in fatti solo alle sue battute iniziali.