di Andrea Fantucchio
Si sono avvalsi della facoltà di rimanere in silenzio, Elpidio Galluccio e Diego Bocciero, arrestati con altre tre persone finite ai domiciliari, in un'inchiesta dell'antimafia su presunto tentativo di sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso ai danni di un ventenne che lavorava nella loro autorimessa. Nell'indagine figurano anche altre due indagati per i quali non sono state ritenute sussistenti le esigenze cautelari.
Tutto è nato da un furto di quindicimila euro eseguito dalla vittima. Per gli investigatori i soldi erano tenuti in due posti differenti: il grosso della cifra si trovava in una cassaforte e per l'accusa derivava dall'attività di usura svolta dagli indagati, al momento accusati per il solo tentativo di sequestro.
Sarebbe seguita una caccia all'uomo. Decine e decine di intercettazioni nelle quali i sospettati, temendo la reazione di una terza persona, avrebbero manifestato la loro intenzione di farla pagare cara al giovane, minacciando anche mamma, fratello e fidanzata del ragazzo. Avrebbero setacciato diverse strutture ricettive di Avellino e provincia, avvalendosi anche della collaborazione di un investigatore privato che si sarebbe poi tirato indietro, abbandonando l'incarico. Alla fine avrebbero scoperto che il 20enne si nascondeva a Roma, da un amico già noto alle forze dell'ordine. E' allora che sarebbe stata pianificata la spedizione punitiva sventata dagli arresti richiesti dalla procura napoletana e firmati dal gip, Maurizio Conte.
La difesa degli indagati, affidata fra gli altri agli avvocati Gaetano Aufiero, Carmine Danna e Nello Pizza, impugnerà le misure cautelari al Riesame. Sarebbero numerose le incongruenze investigative ravvisate dai difensori: a partire dalla cifra rubata che per la difesa deriverebbe interamente dall'attività svolta nel garage.