Tentato sequestro: anche madre e fratello convocati nel garage

Parte dell'ordinanza che ha portato a 5 arresti. L'indagine sull'usura poi quelle intercettazioni.

Tutto è nato da un'indagine parallela nella quale si faceva riferimento a un presunto vasto giro di usura fra Avellino e l'hinterland. Poi i carabinieri avrebbero appreso la volontà dei sette indagati di sequestrare un ragazzo.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

«I compagni di Avellino». L'uomo ascoltato dai carabinieri si riferiva ai protagonisti di un presunto giro di usura che si sviluppava principalmente fra il capoluogo irpino e Mercogliano, con ramificazioni anche nel vicino hinterland. E' nata così l'indagine che ha portato all'arresto di cinque persone, due sono finite in carcere e tre di domiciliari, con l'accusa di tentato sequestro di persona con l'aggravante del metodo mafioso ai danni di un ventenne. Sottoposti a indagini anche altri due uomini denunciati a piede libero.

Come è nata l'indagine

l carabinieri di Avellino, su disposizione dell'antimafia, avevano iniziato a intercettare un nome vicino alla criminalità locale, venendo poi a conoscenza del presunto piano punitivo organizzato dai sette indagati. Larga parte dell'attività di intercettazione era svolta all'interno dell'autorimessa gestita dai due uomini finiti in carcere. A inizio marzo tre degli indagati si sarebbero resi conto che il 20enne, che lavorava per loro, li aveva derubati. Facevano riferimento a due somme di denaro: 700 euro che provenivano dall'attività svolta nel garage e una somma più ingente custodita in una cassaforte della quale il “fuggiasco” aveva le chiavi. Una cifra che – per gli investigatori – derivava dall'attività di usura svolta dagli indagati con la complicità di altre persone.

Supposizioni suffragate da una perquisizione che ha portato al sequestro di cambiali, assegni bancari, e appunti che sarebbero riconducibili proprio al giro di usura ipotizzato. Agli indagati è contestato comunque il solo tentativo di sequestro.

La "caccia all'uomo":

I sospettati, nelle intercettazioni, avrebbero manifestato il proprio timore nel comunicare quanto accaduto a una terza persona della quale temevano la reazione. Così sarebbe iniziata una caccia all'uomo: minacce a parenti e amici del ragazzo, fra i quali la fidanzata alla quale gli indagati avrebbero promesso di «uccidere i cani» se non avesse collaborato.

In un'altra occasione il fratello del ricercato, “convocato” nell'autorimessa con la madre, avrebbe ricevuto una chiamata dal 20enne. Uno degli indagati, dopo essersi fatto consegnare il telefono, avrebbe minacciato il ragazzo promettendogli di farla pagare ai suoi parenti se non fosse tornato. Così lui aveva chiamato i carabinieri raccontando tutto.

Secondo la ricostruzione degli investigatori i sospettati avrebbero cercato il giovane in diverse strutture ricettive fra Avellino e provincia. Anche grazie alla collaborazione di un investigatore privato. Poi – attraverso facebook – avrebbero scoperto che era alloggiato da un amico romano, già noto alle forze dell'ordine. Di lì sarebbe nata l'intenzione di recarsi nella città capitolina per realizzare una spedizione punitiva. Gli arresti, richiesti dalla procura e firmati dal gip Maurizio Conte, avrebbero sventato questo proposito.

Domani gli interrogatori

Domani i due uomini finiti in carcere, rappresentati dagli avvocati Gaetano Aufiero e Carmine Danna, saranno interrogati e avranno l'occasione di fornire la loro versione dei fatti. La difesa, affidata anche all'avvocato Nello Pizza, probabilmente impugnerà le misure cautelari al Riesame. Sono diverse, infatti, le incongruenze che difensori avrebbero eccepito nella ricostruzione offerta dagli inquirenti.