di Andrea Fantucchio
Oggi è stato il giorno del Riesame per i cinque indagati arrestati nell’inchiesta su un tentativo di sequestro aggravato dal metodo mafioso ai danni di un ventenne (Leggi: "L'omicidio Tornatore dietro l'inchiesta sull'usura in Irpinia"). Per gli inquirenti gli indagati avrebbero agito con altri due complici denunciati a piede libero. Questa mattina c’è stata la discussione dinanzi ai giudici del tribunale partenopeo affidata agli avvocati Gaetano Aufiero, Carmine Danna e Nello Pizza.
Per l’antimafia napoletana tutto sarebbe nato da un furto di circa quindicimila euro eseguito dal ventenne nell'autorimessa dove lavorava, gestita dai due uomini finiti in carcere. Secondo la ricostruzione degli investigatori parte della cifra rubata si trovava in una cassaforte del quale il ragazzo aveva le chiavi. Sarebbe così scattata una caccia all'uomo: decine e decine di intercettazioni nelle quali gli indagati avrebbero espresso la loro preoccupazione per il furto subito, temendo che il ragazzo potesse spendere tutti i soldi in fretta. (Leggi tre giorni per preparare il sequestro: ecco come doveva andare). Avrebbero minacciato parenti e amici del giovane per trovarlo. Per l'organizzazione del sequestro si sarebbe rivelato fondamentale aver scoperto la password di facebook del ventenne: era infatti seguita la localizzazione. Il "bersaglio" si trovava a Roma, a casa di un amico già noto alle forze dell'ordine.
Il gruppo incaricato si sarebbe così diretto nella città capitolina, ma i carabinieri avevano avvertito in tempo il 20enne che si era trasferito altrove staccando i dati del telefono. Erano poi scattati i cinque arresti firmati dal gip, Maurizio Conte. La difesa degli indagati oggi ha evidenziato quelle che ritiene diverse lacune nella ricostruzione offerta dall'accusa. I giudici del Riesame si sono riservati sulla richiesta di revoca o attenuazione delle misure cautelari. Al momento due degli indagati si trovano in carcere, gli altri ai domiciliari.