Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

L'inchiesta sui diplomi falsi continua. Nuove ispezione dei carabinieri del nucleo investigativo provinciale di Avellino, agli ordini del capitano Quintino Russo. I militari hanno realizzato una serie di sopralluoghi in istituti privati del capoluogo irpino e di Caserta, in particolare nel comune di Vitulazio. Dopo che qualche giorno fa avevano “bussato” all'ufficio Miur del provveditorato scolastico, dove lavorava il 60enne di Pratola Serra finito nel registro degli indagati. Si tratta della sesta persona al centro dell'inchiesta che è partita con il collaboratore esterno della Cisl, finito in un servizio di denuncia di Striscia la Notizia. E accusato di aver venduto sotto banco attestati fasulli a una donna che doveva partecipare ai bandi per il personale Ata (collaboratori scolastici e funzionari nelle scuole).

Anche stavolta l'attenzione dei carabinieri si è focalizzata sugli attestati di frequenza ai corsi di dattilografia digitale e altri titoli utili per la graduatoria Ata. Mentre nelle precedenti perquisizioni, realizzate in istituti scolastici e abitazioni private, erano stati acquisiti anche i verbali di esami degli stessi bandi per capire chi fossero i partecipanti. Saranno poi incrociati con i profili sospetti che avrebbero usufruito dei titoli fasulli: si cerca di capire se i presunti acquirenti abbiano partecipato davvero ai concorsi.

Al momento, oltre al 60enne di Pratola Serra, sono finite sotto inchiesta altre cinque persone: si tratta di un 62enne di Paternopoli, una 40enne di Carife e una 48enne di Avellino, e i due indagati per i quali è stato chiesto il giudizio immediato per un procedimento annesso. Nei loro confronti i magistrati, Rosario Cantelmo e Antonella Salvatore, ipotizzano i reati di corruzione, usura e falsità materiale in atto pubblico.

L'indagine si muove in due direzioni: da un lato si cercano gli istituti privati che potrebbero aver fornito i titoli, dall'altro i ganci che hanno poi permesso di rinvenderli e che potrebbero aver collaborato con enti pubblici come i sindacati. La Cisl di Avellino ha deciso di sporgere una denuncia per auto-tutelarsi. E aveva promesso collaborazione per trovare le altre eventuali “mele merce” che avrebbero partecipato alla compravendita dei diplomi.

L'indagine intanto procede spedita. Inizialmente i carabinieri avevano iniziato a intercettare il sindacalista denunciato da Striscia e i suoi contatti. Avevano scoperto come l'indagato continuasse a parlare dei diplomi e soprattutto “dei soldi persi a causa dell'inchiesta”. Elementi che erano poi finiti nella richiesta di misura cautelare firmata dal gip: l'uomo era così finito ai domiciliari.

Il Procuratore Rosario Cantelmo ha però sempre considerato quell'episodio come uno dei tasselli di un'ipotetico mosaico più strutturato. I magistrati avellinesi avrebbero già in mano decine di nomi e di istituti sospetti in tutta la Campania. Al momento non è stata ancora teorizzata un'associazione a delinquere ma le ispezioni e gli accertamenti mirano a chiarire se possano esserci collegamenti fra i diversi casi.

Inoltre gli inquirenti vogliono verificare se siano ipotizzabili profili di colpa nei confronti dei dirigenti degli enti che hanno avuto contatti con gli indagati. Un'ipotesi investigativa, che se verificata, potrebbe scoperchiare un vaso di Pandora.

Al momento gli investigatori dell'Arma hanno ricostruito parte dell'ipotetico mercato dei diplomi falsi: il prezzo oscillava fra poche centinaia a migliaia di euro. E aveva come clienti privilegiati laureandi pronti a tutto, anche a un imbroglio, per conquistare l'ambito posto di lavoro. Ora rischiano dalla denuncia per truffa ai danni dello Stato al licenziamento per giusta causa. Altrove, i è già accaduto. Quest'anno a Cosenza trentatré professori erano stati indagati e poi sospesi con l'accusa di falsità ideologica e falsità materiale in atto pubblico: avrebbero utilizzato dei titoli falsi per l'inserimento nelle graduatorie a esaurimento. Un caso analogo a quello avellinese. Inoltre per chi non dovesse collaborare con le indagini, negando di aver acquistato i diplomi, c'è anche il rischio di una denuncia e successivo processo per favoreggiamento. L'avviso lo aveva lanciato lo stesso procuratore Cantelmo nella conferenza stampa di gennaio: «Chi sa e non parla, rischia: perché vi scopriremo».