Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

Una truffa da 34 milioni di euro. Quarantuno indagati. Tutto gestito da una presunta associazione a delinquere specializzata nel piazzare abusivamente prodotti finanziari e quote di crowdfunding in tutta Europa. Una delle società nell'inchiesta della Procura di Como, la Larefer ltd, era ad Avellino. Sei gli indagati irpini: ecco di cosa rispondono.

M.M., 56 anni, di Avellino, avrebbe gestito la struttura operativa per collocare prodotti finanziari di investimento emessi dalla Larefer ltd. Sono 662 i contratti rinvenuti ad Avellino dalla finanza negli uffici di via Moccia. L'indagato avrebbe intascato più di 1 milione e 200mila euro di provvigione per stipulare gli accordi che avevano assicurato 18 milioni e 848mila euro a Larefer ltd. Società finita al centro degli accertamenti della polizia tributaria avellinese, diretta dal tenente colonnello Gennaro Garzella.

A.D.A., 54anni, di Monteforte Irpino, come addetta alla contabilità, avrebbe promosso la raccolta di 44mila 800 euro per la conclusione di 13 contratti di investimento con la Larefer ltd. Per lei una provvigione del 30 per cento con un guadagno di 50mila euro.

Una posizione più marginale, nell'inchiesta, è ricoperta dagli altri quattro indagati irpini. Sono accusati di aver offerto prodotti finanziari per società non autorizzate a operare in Italia. Sotto indagine sono finiti M.L, 54 anni , di Santo Stefano del Sole, D.L., 48 anni , di Atripalda, A.M., 51 anni , di Ariano Irpino e A.A., 31 anni, di Avellino.

Nelle 168 pagine dell'ordinanza di sequestro preventivo si legge che l'associazione aveva quattro capi-struttura con consulenti finanziari di riferimento. La gestione delle somme raccolte, il pagamento di rendite agli investitori italiani e le provvigioni ai singoli agenti, avvenivano attraverso una piattaforma finanziaria chiusa, la Asap World. Piattaforma che avrebbe consentito di gestire le operazioni monetarie di trasferimento delle somme di denaro in modo non tracciabile, attraverso l'uso di carte di pagamento anonime. Le somme versate dagli investitori non sarebbero mai state destinate per l'acquisto di quote di crowdfunding, ma per pagare rendimenti promessi agli stessi investitori e in parte suddivisi fra alcuni indagati.