di Andrea Fantucchio
Chiuso il filone principale dell’inchiesta sulle onlus irpine “Aias” e “Noi con Loro”, specializzate nell’assistenza dei disabili. E finite nel mirino della Procura di Avellino, guidata dal procuratore Rosario Cantelmo. Il sostituto e titolare dell’indagine, Vincenzo D’Onofrio, ha firmato gli avvisi di conclusione delle indagini per dieci persone: fra le quali Annamaria Scarinzi, moglie dell’ex premier Ciriaco De Mita, le due figlie, Simona e Floriana, e l’ex presidente di Aias e già consigliere comunale di Avellino, Gerardo Bilotta. I reati contestati a vario titolo, ai dieci indagati, sono di peculato, malversazione ai danni dello stato e truffa aggravata.
I magistrati avellinesi sono convinti dell'esistenza di un sistema che negli anni avrebbe distratto fondi pubblici destinati alla sanità grazie alla collaborazione di aziende che operavano in settori differenti: dall’informatica all’edilizia.
La Procura ha focalizzato la sua attenzione su un bando di 199mila euro per la digitalizzazione e messa in rete delle biblioteche di “Noi con Loro”. Una somma che, secondo quanto si legge nel decreto di sequestro firmato a maggio dagli inquirenti, sarebbe stata “ottenuta illecitamente con artifici e raggiri, che hanno indotto in errore la Regione Campania”. Grazie all’inclusione, fra i documenti presentati agli uffici di Palazzo Santa Lucia, di fatture per operazioni inesistenti emesse da una società di informatica. In questo progetto finanziato dalla Regione, per gli investigatori, la moglie e le due figlie di De Mita risulterebbero aver svolto consulenze informatiche specialistiche senza averne titoli e requisiti.
Nel corso dell’indagine la finanza, agli ordini del colonnello Gennaro Ottaiano, ha sequestrato alcuni conti personali degli indagati e le sedi di Nusco e Calitri dell’Aias. Provvedimento confermato dai giudici del Riesame e ora arrivato davanti ai magistrati della Cassazione. Dove le difese proveranno ancora a ottenere il dissequestro (Gli avvocati degli indagati sono Massimo e Anton Emilio Krogh, Guglielmo Scarlato, Ferdinando Taccone, Generoso Pagliarulo e Giovanni Antonio Cillo). Gli indagati raggiunti dagli avvisi di conclusione delle indagini avranno venti giorni per presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati. Poi D’Onofrio dovrà decidere se chiedere il processo.